La linea Verde: come si formano i grandi giocatori?

Oh, tutti si sono riempiti la bocca con Verde ed ancora di più col fatto che sia uno “scandalo” che un napoletano o campano giovane e forte non giochi nel Napoli. Potrò farlo anche io?

Ci sono state tante critiche al Napoli che se l’è lasciato andare. C’è chi ha parlato non solo di Verde, ma anche di Mandragora ed Izzo (sapete tutti a chi mi riferisca, stavolta niente link pubblicitari). La Gazzetta dello Sport ha messo Verde in prima pagina nella stessa frase con Pogba e Gabbiadini e tanti si sono entusiasmati per l’ottima partita del talento mancino. C’è anche chi ovviamente ha dileggiato queste chiare esagerazioni (anche un romanista, eh). Io prima di tutto raccomando la lettura di questa intervista a Grava, che spiega come non sia così automatico che un talento del territorio finisca nel “farm system” del Napoli, poi ricordo che per esempio Verde sia partito a 13 anni, ma soprattutto voglio cercare di capire un po’ la fenomenologia dello scouting giovanile.

Come si fa a capire se un giovane sarà forte? Quando è possibile capirlo? Si può capire soprattutto quanto sarà forte in futuro? Attenzione, non si tratta solo di individuare un potenziale giocatore di Serie A, ma capire chi sarà il futuro fenomeno, perché alla fine il Napoli è una squadra da top 5 in Serie A (top 2 o 3 negli ultimi anni, ma teniamoci larghi) e non bastano gli “onesti mestieranti”, se non a far numero. Bisogna trovare i famosi “top player”.

Gli sport americani sono da sempre i più evoluti dal punto di vista analitico e come scouting e player development. Nel baseball, football e basket (non ho competenze di hockey), è “facile” fare scouting, nel senso che ovviamente servono occhio, competenza ed abilità da parte di chi osserva, ma esistono metodologie che fanno capire cosa guardare per proiettare il futuro di un atleta. Lo scouting è studiato minuziosamente, e per quanto non sia e non possa essere ovviamente una scienza esatta, fornisce comunque delle basi chiare da osservare e su cui costruire e sviluppare il piano di crescita del giocatore. E’ “facile” a volte andare a visionare dei quindicenni e capire chi sarà il più forte in futuro, anche se magari non è quello che domina il campo, semplicemente perché risponde a tutti i “checkmark” della metodologia sviluppata. Nel calcio come si fa?

Ho avuto la possibilità di chiederlo a vari addetti ai lavori, persino a Carlo Ancelotti (incrociato in un aeroporto per caso) e tutti mi hanno risposto che nel calcio non ci siano metodi specifici, ma si agisca soprattutto di pancia e di istinto. Alcuni hanno sostenuto che “non possa” esserci una metodologia, per qualche motivo (fra l’altro la stessa cosa si diceva negli sport USA, prima che le metodologie venissero sviluppate). Questo porta a tanti buchi nell’acqua. Non che negli sport americani non ve ne siano stati: Michael Jordan non è stato la prima scelta assoluta del suo draft, Tom Brady è stato preso al 6° giro, Albert Pujols addirittura al 13°. Ma nell’insieme sono molto più abili e commettono relativamente pochi errori. La metodologia alla base dello scouting serve anche per sviluppare la crescita dei giocatori una volta acquisiti.

Non è tutto basato sulle prestazioni da giovani. Anzi. Michael Roth è stato un giocatore letteralmente leggendario a livello di College Baseball, ma nessuno ha mai pensato neanche per un attimo che potesse diventare una stella o anche solo un buon giocatore a livello di Major League. E’ stato scelto al draft al 31° giro nel 2011, senza firmare, e poi al 9° giro l’anno dopo (solo per motivi di “controllo del budget” da parte della squadra che l’ha preso, altrimenti sarebbe andato ancora più in là). Questo era un ragazzo che a 21 o 22 anni (non a 13 o 14) era nettamente il migliore al college, eppure gli hanno preso letteralmente centinaia di atleti davanti, atleti che in gran parte lo hanno già superato in valore. Insomma, il rendimento da giovani, in uno scenario ben delineato, non sempre si traduce adeguatamente nello sport al piano superiore, quindi serve altro per capirlo. Di solito si fa riferimento al “carattere”, ma c’è molto altro dietro e spesso non è visibile all’età in cui si fa la reale selezione delle giovanili, ossia appunto ai famosi 12-13 anni, quando alcuni come Verde, ma anche Messi o Totti, sono stati presi.

Ma in questi giorni si parla anche di Torneo di Viareggio e si indicano le migliori squadre Primavera come potenzialmente indicative di futuro successo al “piano di sopra”. Ma è vero? Per capirlo sono andato a vedere le rose delle ultime squadre vincitrici del campionato Primavera e finaliste al Viareggio, per vedere che fine abbiano fatto quei talenti. Partiamo dai giocatori che hanno vinto il Campionato.

  • Sampdoria 2008: i più promettenti erano Fiorillo, Poli, Koman e Marilungo. Solo Poli per ora ha fatto bene ad alto livello, anche se risulta difficile definirlo Top Player.
  • Palermo 2009: Abel Hernandez forse non avrebbe dovuto giocarci, ma è l’unico di rilievo uscito da quella squadra. Quest’anno ha 15 presenze e 3 gol nell’Hull City.
  • Genoa 2010: Perin ed El Shaarawy hanno mostrato grandi doti, anche se il secondo sembra sempre frenato dai guai fisici. Ci sono altre discrete comparse per la Serie A come Boakye, Lazarevic e Cofie.
  • Roma 2011: era ricca di giocatori ritenuti fenomenali. Ad oggi Florenzi è un jolly importante per Rudi Garcia, poi ci sono Antei, Barba, Sabelli, Verre, Viviani (che a me piace, ma ha quasi 23 anni ed è ancora in B per scelta della Roma) e nessuno di questi è considerato un crack.
  • Inter 2012: di nuovo, una nidiata potenzialmente sensazionale. Eppure: Bianchetti, Mbaye, Benassi, Crisetig, Duncan, Livaja, Longo. Per molti è forse ancora presto ed alcuni avranno onestissime carriere in Serie A, ma non ci sono “difference makers”.
  • Lazio 2013: è sicuramente presto per giudizi finali, ma ad oggi solo Keita e Cataldi sono stati provati in Serie A e solo Tounkara è definito molto promettente.

E parlando del Viareggio?

  • Finale Empoli-Inter, 2008: dell’Empoli dovevano diventare forti Fabbrini, Angella e Mchedlidze, ma lascio a voi i giudizi. L’Inter credeva molto in Siligardi e Caldirola, un po’ persi, ma da quella squadra sono usciti Balotelli, Krhin e Destro (gli ultimi due erano in panchina). Balotelli e Destro sono quanto più si avvicini al concetto di Top Player finora.
  • Finale Juventus-Sampdoria, 2009: la Juve era ricchissima, con Ariaudo, Marrone, Giovinco, Immobile, Ekdal e Fausto Rossi. Di questi solo Immobile ha fatto una stagione ad altissimo livello (e quest’anno è crollato), mentre gli altri hanno mostrato potenziale da Serie A (e non è assolutamente poco, solo che ovviamente non è “abbastanza” per le squadre di alto livello, infatti nessuno gioca o merita di giocare stabilmente nella Juve). Nella Samp i migliori erano Soriano e Regini.
  • Finale Juventus-Empoli, 2010: per i bianconeri aggiunta di Iago Falque e per il resto era lo stesso nucleo. Nell’Empoli era celebrato Dumitru, ma alla fine Pucciarelli, Signorelli, Saponara (panchinaro) e soprattutto Tonelli sembrano giocatori nettamente migliori.
  • Finale Fiorentina-Inter, 2011: confesso che fossi un ammiratore di Camporese, completamente sparito da allora. Dell’Inter i migliori si sono rivelati Bardi, Crisetig e Biraghi.
  • Finale Roma-Juventus, 2012: niente nella Juventus e quasi niente nella Roma (Tallo oltre ai nomi già visti).
  • Finale Milan-Anderlecht, 2013: nel Milan c’erano Cristante e Petagna. Molto meglio dall’altro lato con Dendoncker, Acheampong, Jaadi e Mbemba, ma pure lì siamo limitati.

Non ho considerato il 2014 perché ovviamente è troppo presto.

Abbiamo visto le squadre più vincenti, visionando tante rose. Quante di quelle squadre si sono tradotte con affidabilità al piano superiore? Quanti top player avete visto? Produrre giocatori di Serie A è difficilissimo. Creare un Pucciarelli è veramente un grande risultato, ma Pucciarelli che aiuto concreto può dare ad una squadra che lotta per i primissimi posti? Serve altro e di quelli citati pochissimi potrebbero stare nella rosa del Napoli ed ancora meno potrebbero essere titolari. Alla luce di ciò, il Napoli ha sviluppato gente come Sepe, Izzo, Insigne, Dezi, Maiello, tutta gente che secondo me farà una normale carriera di Serie A ed anzi i due con più possibilità di evolversi in “top player” sono Sepe ed Insigne che sono ancora sotto controllo. Avere una Primavera forte o fortissima (l’Inter in quel periodo ha vinto anche l’equivalente della Champions League giovanile) non implica quasi nulla in ottica futura ed ovviamente quello che serve è produrre potenziali stelline, non solo comprimari.

Perché limitarci però alle giovanili italiane? Andiamo a vedere le rose delle squadre che hanno vinto gli ultimi Mondiali Under 20 e vediamo che fine abbiano fatto.

  • 2007: Argentina, Repubblica Ceca, Cile ed Austria nelle prime 4. Nell’Argentina c’era Aguero come stellina e fra i titolari c’erano anche Romero, Fazio, Banega, Maxi Moralez e Mauro Zarate. In panchina c’era il Papu Gomez seduto accanto a Di Maria. Per il resto solo comparse nel resto della rosa. Neanche un nome interessante nella Repubblica Ceca. Nel Cile spiccavano Medel e Vidal fra i titolari, e Sanchez ed Isla fra le riserve. Il miglior austriaco era Harnik, o Hoffer se preferite! La Spagna si fermò ai quarti ed aveva Piqué, Mata e poco altro.
  • 2009: Ghana, Brasile, Ungheria e Costa Rica nelle prime 4. Fra i ghanesi i migliori erano André Ayew e Badu. Il Brasile, trascinato da un fenomenale portiere di nome Rafael Cabral, aveva Alex Teixeira, Ganso e Douglas Costa (in panchina). Koman e Bryan Oviedo erano le stelle delle altre 2. Fuori ai quarti l’Italia (Bonaventura unico buon giocatore, partiva dalla panchina) e Germania (Zieler, i due Bender e Holtby).
  • 2011: Brasile, Portogallo, Messico e Francia. Il Brasile aveva tanti nomi interessanti, oltre a Bruno Uvini: Oscar, Coutinho, Allan, Juan Jesus, Alex Sandro, anche se l’MVP del torneo è stato Henrique (non quello del Napoli). Quasi niente nel Portogallo (Mario Rui), o nel Messico, mentre nella Francia spiccano Kalidou Koulibaly, Griezmann, Lacazette e Grenier, anche se la stellina teorica era Kakuta, poi sfiorito. Tanti i nomi un po’ sparsi interessanti nel torneo: Muriel, James Rodriguez, Duvan Zapata (Colombia), Koke, Isco (Spagna), Kramaric (Croazia), Musa (Nigeria), Salah (Egitto), Pereyra, Lamela, Iturbe (Argentina).
  • 2013: Francia, Uruguay, Ghana, Iraq. La Francia era un vero squadrone: Pogba, Zouma, Kondogbia, Thauvin, Digne, ma in tanti non hanno ancora combinato niente. Controllare il 2013 è duro perché i giocatori hanno ancora solo 22 anni. Ecco altri interessanti: Duncan, Boakye (Ghana), Yedlin (USA), Gayà, Paco Alcacer, Jesè, Bernat (Spagna), André Gomes (Portogallo), Jhon Cordoba, Quintero (Colombia), Ucan, Calhanoglu (Turchia), Dier, Kane, Ward-Prowse, Stones, Barkley (Inghilterra), Nico Lopez, Jose Gimenez (Uruguay) ed ovviamente la superstar croata Josip Radosevic. Si scherza, ma fino ad un certo punto.

Cosa emerge? In molti casi ci sono giocatori davvero forti, ma non sempre le squadre coi giocatori che (in seguito) si sono rivelati migliori sono arrivate più avanti. Quello che è interessante è vedere la quantità di fuoriclasse (come Di Maria) che al massimo facevano panchina a colleghi anonimi. Per ogni Aguero o Pogba c’è un Henrique. Se anche a 20 anni possono esserci valori “sballati” in campo, evidentemente è davvero complicato capire chi ha un futuro da grande giocatore e chi non ce l’ha. Figurarsi a 13-14 anni.

Da un lato è vero che i futuri fuoriclasse in genere tendono a manifestarsi (almeno come debutto) molto presto ai massimi livelli. Da un altro però le eccezioni ci sono sempre, sia in un senso che nell’altro. Per un Francesco Grandolfo, che nel 2011 a 18 anni nel debutto da titolare ha infilato una tripletta fuori casa (ed oggi gioca fra i dilettanti), c’è un Christian Vieri che ha segnato una sola rete prima dei 22 anni in Serie A. Per ogni Antonio Cassano c’è un Hugo Enyinnaya (ritirato a 29 anni), o c’è Luca Toni che è diventato fortissimo, ma è arrivato in A solo a 24 anni. E quanti Kakuta, Adu, Lamptey, Sarno, Pederzoli e simili ci sono, che vengono pompati e spariscono nel nulla o quasi? Al contrario, può capitare che ci sia un Cavani, che gioca da 3 anni in Serie A segnando anche abbastanza, e nessuno (o quasi) capisce il suo potenziale reale, al punto che quando è stato ceduto Quagliarella (con Cavani già acquistato), i tifosi hanno contestato.

Senza una metodologia precisa che delinei prima il processo di scouting e poi quello di player development, per l’industria sarà sempre estremamente difficile separare Cassano da Enyinnaya, anche se debuttano insieme e mostrano entrambi abilità da giovanissimi, o capire che Cavani sia un fenomeno in attesa di esplodere. Prevedere chi saranno i migliori in futuro è quasi impossibile anche se ci si concentra esclusivamente sulla crema e si cerca di prevedere chi saranno i migliori 11 del futuro (il link vale la pena). Ecco dunque che le squadre più ricche oggi creano le giovanili aggirando questo problema. Abbiamo detto che per ogni Pogba c’è un Henrique? Perfetto, il Real Madrid li compra entrambi, tanto poi il successo di Pogba ripagherà anche il flop di Henrique. Loro, in maniera peraltro simile alle grandi inglesi come Chelsea e Manchester City, lavorano con una nuova concezione di squadra giovanile: investire pesantemente negli acquisti dei giocatori dai 14-15 ai 19 anni, invece di provare a svilupparli in proprio.

Ma la domanda poi diventa questa: se e quando Odegaard farà onde “fra i grandi”, sarà considerato un prodotto giovanile del Real Madrid o meno? Mastour è un prodotto del Milan (o della Reggiana, da dove lo hanno prelevato per quasi 1 milione)? Balotelli lo è dell’Inter (o del Lumezzane)? Se questi giocatori sono considerati prodotti delle squadre con cui hanno debuttato (o debutteranno) nella massima serie, allora si, si può dire che il Napoli possa e debba fare di più, come sostanzialmente tutte le italiane. All’atto dei fatti però questi giocatori sono stati prelevati proprio perché hanno già mostrato abilità, quindi forse andrebbero considerati semplici “acquisti giovani”, esattamente come un Pasalic al Chelsea, per esempio.

Creare delle squadre fortissime a livello assoluto “dall’interno” è sostanziale utopia. Come sono costruite le migliori squadre europee? Prendiamo quelle che possono essere considerate secondo me le migliori:

  • Bayern Monaco: Lahm, Muller e Gaudino sono gli unici che hanno fatto la trafila intera. Badstuber e Schweinsteiger sono stati presi giovanissimi da Stoccarda e Rosenheim (e poi hanno giocato da professionisti solo col Bayern). I tedeschi sono bravi nell’essere aggressivi sui teenagers e l’hanno fatto anche con Alaba o Weiser (ma più tardi di Badstuber e Schweinsteiger).
  • Real Madrid: Casillas, Dani Carvajal e Nacho, più Jesè preso molto giovane.
  • Barcellona: loro sembrano essere i migliori. Deulofeu, Montoya, Xavi, Bartra hanno fatto la trafila intera, invece Tello, Piqué, Jordi Alba sono partiti da lì per poi andare nelle giovanili di altre squadre ed essere riacquistati successivamente, ed infine Busquets, Pedro e Sergi Roberto sono stati presi da teenager. Iniesta, Messi e Rafinha sono casi particolari: arrivati a 13 anni, un po’ come Mastour al Milan, così presto da ritenerli prodotti giovanili della squadra, ma anche arrivati solo perché avevano mostrato abilità decisamente fuori dal comune già allora.
  • Atletico Madrid: Mario Suarez, Koke, Gabi e Fernando Torres.
  • Chelsea: John Terry è l’unico, ma anche loro stanno facendo razzia di giovani talenti da ogni parte del mondo dai 16 ai 19 anni. L’ondata di Akè, Zouma, Loftus-Cheek, Isaiah Brown, Solanke, Piazon, Christensen, Boga è già pronta. Molti falliranno, ma sono già pronti dietro l’angolo e di questi solo Loftus-Cheek e Solanke si sono fatti tutta la trafila coi Blues.
  • Manchester City: questa è facile. Non ne hanno neanche uno, ma anche loro stanno comprando parecchi talenti giovani da tutta Europa per poi lanciarli al livello successivo.
  • Arsenal: Wilshere ed Akpom sono gli unici prodotti loro sin dalla più tenera età, mentre Gibbs, Walcott, Chamberlain, Ramsey, Gnabry, Coquelin, Zelalem e Bellerin sono stati presi quasi imberbi. Loro sono un’estremizzazione del concetto di prenderli giovani, anche se non hanno le risorse ad esempio del Real.
  • Manchester United: Jonny Evans, Blackett e James Wilson sono nati e cresciuti lì, mentre Januzaj e McNair sono arrivati giovanissimi.
  • Liverpool: Gerrard e Flanagan sono sempre stati lì, Sterling è arrivato a 16 anni.
  • Paris Saint-Germain: Rabiot e Bahebeck sono arrivati attorno ai 15 anni.
  • Borussia Dortmund: loro sono decaduti ovviamente, ma fino a settembre erano presi come l’esempio ottimale di tutto, quindi ho deciso di includerli. Sahin è l’unico al 100% loro. Grosskreutz e Reus sono entrambi partiti dal BVB per poi andare altrove per vari anni della gioventù e poi tornare. Il Borussia è formidabile nel comprare giocatori dai 20 ai 22 anni per poi mantenerli a lungo, ma non ne hanno tirati su tantissimi col loro bollino esclusivo.

Come vedete, è davvero difficile creare una squadra completamente dall’interno e dalle giovanili. La maggior parte dei giocatori che si rivelano forti abbastanza da rimanere a far parte di un nucleo vincente ai massimi livelli europei è comunque costituita da giocatori di contorno (non me ne vogliano Evans, Flanagan, Montoya, Dani Carvajal e gli altri). Le stelle reali (i vari Lahm, Muller, Terry, Gerrard, ecc) sono poche. Tutto sommato i giocatori che fanno tutta la trafila e poi rimangono sotto il controllo della prima squadra a lungo termine si presentano in un numero non eccessivamente diverso da quello che hanno squadre come la Roma (Totti, De Rossi, Florenzi) o persino il Napoli (Insigne e Sepe), perché tutte ne hanno da 0 a 4.

Molto diversa invece è la produzione nel reparto “giocatori presi giovanissimi”. Lì le squadre europee vanno fortissimo (Iniesta, Messi, Schweinsteiger, ecc) e prendono il meglio. Sono i vari Balotelli, Mastour, Odegaard. Per il Napoli (se diventassero forti) sarebbero i Luperto e Lasicki di turno. Lì si può e si deve fare di più. Ma il paradosso con le polemiche che si stanno vedendo in questi giorni è che l’implicazione di tutto ciò è l’esatto contrario di quanto suggerito da alcuni critici col Napoli per essersi fatto sfuggire Verde quando era ancora bambino. In pratica, secondo quanto visto finora, la via giusta è quella del Real (ovviamente compatibilmente coi soldi a disposizione). Invece di concentrarsi sul reclutamento dei ragazzi del territorio, per poi crescerli dai 10-12 anni fino alla prima squadra, bisogna essere i primi ad andare a prendere le stelline emergenti dai 15 ai 19 anni, per lanciarle all’ultimo step dello sviluppo. E’ molto più costoso ed anche quel mercato sta diventando inflazionato, ma se si vuole competere ad alto livello, è pura utopia pensare di farlo con un nucleo vivo di giocatori del vivaio (dove per vivaio non si intende appunto solo l’ultimo livello, ma tutta la trafila). Anche quelli che suddetto nucleo lo hanno, tendono appunto a sviluppare comparse e tasselli complementari, e difficilmente vengono fuori giocatori attorno ai quali costruire (forse Bayern e Barcellona sono eccezioni, ma anche loro di questi ne hanno 4 o meno in totale).

In generale un’eccezione che viene indicata spesso è quella delle squadre olandesi. Ma le squadre olandesi non sono competitive in Europa da secoli ed in fondo anche l’Ajax ed il PSV puntano su giocatori prelevati attorno ai 15-19 anni dal resto del paese. Gli unici arrivati all’Ajax prima dei 15 anni sono Van Rhijn, Veltman, Klaassen e Riedewald, ma loro spendono tutto in talenti giovani da rivendere (a gennaio hanno dato 7 milioni per il 19enne Sinkgraven per esempio), con una strategia che sarebbe intollerabile per i tifosi ad esempio a Napoli. Stesso per il PSV: Hendrix, Depay e Zoet sono gli unici che sono lì da prima che compissero 15 anni.

Chiariamoci: tutte le squadre citate hanno prodotto molti più giocatori di quelli elencati. Quelli citati sono solo quelli che sono stati ritenuti sufficientemente bravi da rimanere e fornire prestazioni di alto livello. Ad esempio, il Napoli ha prodotto Izzo, che è e sarà un buon giocatore di Serie A, ma la società (a torto o ragione, lo dirà la storia) ha ritenuto che non potesse diventare una pedina importante in una squadra che punta ai traguardi del Napoli (no, lasciamo perdere scudetto e Champions League, ma diciamo top 3 o top 5 anno dopo anno). Per il momento hanno avuto ragione, visto che Izzo gioca e non gioca nel Genoa (e di conseguenza, con tutto il rispetto avrebbe avuto al massimo un ruolo di rincalzo nel Napoli), ma lui ha solo 23 anni e quindi non potremo giudicare prima di qualche altro anno. Della tipologia degli Izzo ce ne sono tantissimi, che però poi vengono ceduti per motivi analoghi. Non dico di ignorare questi giocatori in senso assoluto, perché come ho già detto prima, prendere un 12enne e trasformarlo in Pucciarelli è già qualcosa di realmente eccezionale, ma ai fini del creare un nucleo vincente ad alto livello (perché di quello si parla: creare un nucleo autoctono che possa vincere, se puntellato ovviamente dai giusti acquisti, ma partendo dal lavoro sul vivaio) sono acqua fresca (in minuscole) perché non ti cambiano la vita ed anzi vengono quasi inevitabilmente ceduti. Per carità, come riserve e per fare cassa possono avere anche loro un’utilità, ma alla lunga fanno parte di altre squadre. Insomma, non posso prendermela col Napoli se Floro Flores e Migliaccio giocano altrove, per intenderci.

Bisogna quindi produrre reali stelline. E non solo: bisogna produrle in un lasso di tempo relativamente ridotto. Anche se vengono dallo stesso vivaio, Ibrahimovic e Riedewald, nati a 15 anni di distanza, non possono far parte dello stesso ciclo, e questo a prescindere dal fatto che Ibra sia arrivato anche lui a 20 anni in realtà (e quindi anche se è diffusamente considerato un prodotto dell’Ajax, in realtà non lo è) ed a prescindere dal fatto che l’Ajax debba continuamente vendere per reinvestire sul vivaio. Quanto mostrato finora dimostra che il metodo più efficace sia quello di investire massicciamente sulla fascia 15-19 anni allora (ed anche sui giocatori “già maturi”, naturalmente, ma quello si sapeva), a prescindere dalla provenienza geografica, invece di insistere necessariamente sul territorio (andando quindi contro la demagogia mediatica che invece elogia questo genere di lavoro, almeno fino ai confini nazionali). Per verificare definitivamente, vediamo le origini calcistiche della rosa campione del mondo 2006, e cerchiamo di capire se siano stati cresciuti nel vivaio di una grande squadra (Lahm, Insigne), se siano stati acquisiti da una grande da giovanissimi/teenager ma già interessanti (Schweinsteiger, Messi), o se siano arrivati tardi in una grande (Toni, Vieri).

Nazionale 2006:

  • Vivaio: Buffon, De Rossi, Cannavaro, Totti, Peruzzi, Nesta, Amelia.
  • Presi giovani: Del Piero, Gattuso, Pirlo, Oddo.
  • Arrivati tardi: Zaccardo, Grosso, Barzagli, Toni, Gilardino, Iaquinta, Camoranesi, Barone, Inzaghi, Zambrotta, Perrotta, Materazzi.

Buffon e Totti sono stati presi a 13 anni, quindi con loro sono stato elastico, altrimenti potevano passare nella categoria di sotto. Solo in 7 sono cresciuti nel vivaio di una grande (e 4 nella Roma: complimenti), mentre gli altri ci sono arrivati in fasi successive delle loro carriere, dopo essere cresciuti senza essere notati ed avere anche debuttato nel calcio ad alto livello prima di essere presi in alcuni casi. Anche oggi, vediamo gente emergente come Rugani, Zappacosta, Berardi, Zaza e solo uno di questi è “nato” nel vivaio di una squadra di buon livello (Rugani nell’Empoli). Tutti e 4 sono stati (o saranno, nel caso di Zappacosta) comprati tardi da una grande. Ed anche considerando solo la loro prima squadra ad alto livello, Zappacosta è arrivato all’Atalanta a 19 anni, Berardi e Zaza sono arrivati nel Sassuolo e nell’Atalanta a 15 anni. Allora è davvero quella la via?

Insomma, sembra che sia di fatto impossibile creare una squadra competitiva a livelli altissimi affidandosi esclusivamente (o anche principalmente) al vivaio, perché tirare fuori contemporaneamente più di 2-3 stelline sembra opera improba. Potrebbe essere fattibile crearne una da salvezza, una da metà classifica pure, lavorando ottimamente (sulla falsariga di Empoli, Atalanta e simili) e nelle versioni più estreme anche una competitiva a livelli un po’ più bassi, facendo come l’Ajax (ossia prendendo l’intero budget e riversandolo completamente in scouting e sviluppo – cosa che sicuramente non verrebbe apprezzata ed accettata in nessuna grande piazza europea), ma se si vuole creare una società ad alto livello, il mercato in cui si deve essere aggressivi è quello della fascia dei “giovani ma già un po’ affermati”, pur rimanendo consci del fatto che ci saranno molti buchi nell’acqua, anche fra i “can’t miss”.

Avere il predominio totale della propria regione, anche quando assoluto, non può portare a creare una squadra da titolo. Tempo fa ho fatto questo (e mi scuso per non aver messo Verde nella “nazionale campana”!) e sembra evidente che specie in questo periodo di vacche magre nessuna nazionale regionale sarebbe in grado di vincere lo scudetto. Al di là delle buone intenzioni e delle frasi demagogiche (che partono peraltro da tutti i discorsi su italiani vs. stranieri, fatti con superficialità, semplicismo ed un velo di xenofobia), le squadre con ambizione devono giocare su tutti i tavoli e non focalizzarsi solo su un territorio. De Laurentiis l’ha capito anni fa, quando ha rinunciato alla scugnizzeria ed a fare la squadra di soli napoletani. Adesso sentiamo queste cose per Verde, domani le sentiremo per Pugliese, ma se c’è una cosa che si deve chiedere a De Laurentiis semmai è di essere più aggressivo con gli altri Luperto, andando a prelevare i teenager più interessanti che riesce a convincere, e ad onor del vero un po’ lo ha anche fatto di recente, con Conte e Moxedano. Molti non diventeranno niente di importante, ma in fondo ne bastano pochi per rientrare di tutto l’investimento.

Annunci

8 Pensieri su &Idquo;La linea Verde: come si formano i grandi giocatori?

  1. Articolo estremamente interessante, complimenti. Posso chiederti qualche dettaglio in più sui criteri oggettivi che usano i talent scout negli sport statunitensi per individuare i giocatori dal futuro più promettente? Immagino siano sopratutto risultati di test atletici e/o forse statistiche sulle performance già dimostrate. Ma mi piacerebbe capire meglio cosa faccia sì che un giocatore che è stato il migliore di tutti al livello college non sia considerato molto promettente a livello professionisti. Sono questioni atletiche?

    Mi piace

  2. Si, si tratta principalmente di questioni fisiche ed atletiche, e di crescita. Il gioco è diverso ai piani superiori, quindi le caratteristiche richieste possono essere diverse. Nel baseball i lanciatori partenti devono iniziare a lanciare ogni 5 giorni invece di ogni 7, le mazze sono di legno (acero o frassino) invece di materiali compositi (in passato usavano direttamente il metallo). In basket e football al college le squadre sono generalmente “undersized”, più piccole fisicamente, quindi al college può servire meno fisico e possono essere privilegiati i giocatori più maturi (emotivamente e fisicamente), ma ai livelli superiori serve di più. Al college c’è anche un riciclo totale ogni 4 anni. Se tu sei un senior (22 anni) che domina contro i freshmen (18-19 anni), non significa molto tutto sommato, e magari capita che i tuoi pari età non valgano molto per definizione e allora sei il migliore in assoluto… poi quando arrivi ai livelli più alti trovi gente che va dai 22 ai 37 anni, e tutto il vantaggio che avevi è sparito.
    Le valutazioni servono ad individuare quella che si chiama “proiezione”, ossia quello che il giocatore sarà fra X anni. Non tutti i giocatori si sviluppano allo stesso ritmo. Okaka era già così fisicamente a 18 anni ed era un fuoriclasse a livello di Primavera, perché “bullava” gli avversari. Poi è arrivato al piano di sopra, contro altri giocatori fisicamente prestanti ha fatto fatica per tanti anni e solo adesso si sta un po’ rilanciando, ma non raggiungerà mai i livelli che gli erano stati pronosticati. Al contrario magari c’è gente che fisicamente matura più in là (vedi appunto i Vieri e i Toni) ed esplode tardi. Non tutti crescono fisicamente allo stesso ritmo. I giocatori più atletici e con determinate caratteristiche fisiche sono quelli che si proiettano meglio, perché hanno miglior controllo del corpo e questo indica anche un potenziale miglioramento tecnico a lungo termine.
    Può dunque capitare che tu abbia un ragazzo (lo chiamiamo A) che chiaramente è indietro con lo sviluppo fisico (diciamo che non si rade, o ha iniziato a farlo da poco), ma magari ha arti lunghi ed è molto magro, e non ha il sedere… questo di solito indica una crescita che deve ancora esserci. Però il ragazzo è molto atletico. Magari produce meno sul campo rispetto a quello che è già completamente formato (che chiamiamo B), ma che proprio per questo ha già raggiunto già il massimo o quasi del suo potenziale. A quel punto A è meno forte di B, ma magari A è al 40% del potenziale, mentre B è al 90%. Siccome a noi interessa quello che saranno A e B fra 5-7 anni (e non oggi), su chi scommettiamo? Se B è dominante al livello di college o Primavera o comunque ad un livello giovanile, allora sarà ugualmente poco interessante, perché ai livelli senior saranno tutti giocatori come A che nel frattempo sono arrivati al 100%. Naturalmente non c’è mai la garanzia che A arrivi a sua volta al 100%, ma lui ha la possibilità di avere un impatto, mentre B no.
    Infine c’è anche un fatto di semplici caratteristiche. Questo succede anche fra campionati diversi. In Inghilterra o in Italia si gioca a calcio in maniera lievemente diversa e può capitare che uno forte da una parte si riveli debole dall’altro per semplici motivi tattici o di stile, oltre a quelli fisici ed atletici. Uno scouting report negli USA ha almeno 15-20 voci specifiche da riempire. In Italia invece scrivi un paragrafo di pancia e d’istinto: le possibilità di sbagliare sono immense anche solo perché non si sa cosa osservare in maniera schematica.

    Mi piace

  3. Comunque nello specifico ti riferivi a Roth. Per rispondere proprio su di lui:
    – Lancia piuttosto piano, ma con eccellente controllo. Al college abusava i battitori poco maturi, mettendo la palla dove non erano in grado di batterla. Al livello successivo ti serve anche velocità ed effetto, e lui non li aveva di grande qualità, quindi il semplice controllo non è stato sufficiente.
    – Ha una brutta azione di braccio. Lanciare 20 volte l’anno, una volta ogni 7 giorni, è diverso da lanciare 30-33 volte l’anno, una volta ogni 5 giorni. Tanto che fra i professionisti è stato usato largamente da rilievo anziché da partente.
    – Per come lancia, ha una forte tendenza a far battere le palle per aria. Al college quelle palle diventano spesso delle prese al volo (quindi degli out). Fra i professionisti iniziano a diventare fuoricampo.
    – In tutto questo, si tratta di un giocatore che ha completato il suo processo di crescita fisica a 19-20 anni. Era già maturo e non c’era proiezione: “he is what he is”, quindi non c’era molta speranza che potesse guadagnare velocità, per esempio. Non è neanche particolarmente grosso o dotato.
    – E non è particolarmente atletico.

    Alla fine Roth potrebbe comunque avere un’onesta carriera, perché è un mancino che rilascia la palla da un angolo strano, quindi potrebbe diventare un rilievo specialista (di quelli che entrano solo per uno o due battitori), ma quello è il caso migliore ed è ugualmente improbabile (ed è un risultato comunque piuttosto limitato).

    Per fare un paragone:
    – A livello di college ha concesso 75 punti guadagnati sul lanciatore in 354 inning, letteralmente trascinando la sua squadra a due titoli nazionali.
    – A livello AA (diciamo un livello intermedio di minor league) ha concesso 78 punti guadagnati sul lanciatore in 220 inning.
    – A livello di Major League ha concesso 28 punti guadagnati sul lanciatore in 32 inning.

    Tralascio la spiegazione sul significato delle statistiche… penso che il trend sia ultra-evidente anche capendone zero di baseball, ed ha confermato quello che tutti sapevano ed immaginavano.
    Invece nel calcio Roth è l’equivalente di quello che diventa MVP al Mondiale Under 20 e magari viene comprato da una grande squadra. Poi delude e nessuno capisce perché. Se avessero dei precisi metodi di scouting, lo capirebbero eccome.

    Mi piace

    • Capito, grazie. Tra parentesi, Benitez parla spesso di test atletici per valutare la forma dei giocatori e decidere per esempio chi gioca. E anche nell’acquistarne di nuovi, credo si basi molto su valutazioni oggettive legate a statistiche e test atletici che risultano in data-base professionali che si utilizzano in queste cose (non so quanto completi). Lui non si occupa direttamente di giovanissimi, però il suo approccio un po’ scientifico è sicuramente quello giusto. Spero anche che stia trasmettendo un po’ di questo know-how ai collaboratori del Napoli in modo che resti qualcosa anche quando andrà via (spero il più tardi possibile).

      Mi piace

      • Concordo su tutto. Di sicuro il fatto che abbia allenato in Premier League (dove sono all’avanguardia, così come in Germania) aiuta. Speriamo che resti qualcosa anche dopo.

        Mi piace

  4. Wow.
    Fondamentalmente quello che c’è scritto nel lungo pezzo è giusto. Vorrei aggiungere solo tre punti alla discussione:
    1) sono d’accordo col fatto che il metodo migliore per avere un settore giovanile “potente” sia quello di investire soldi sul mercato dei ragazzi di 16-17 anni. come hai detto tu, prima è troppo presto e dopo cominciano a costare troppo (con il caveat che l’asticella si sta abbassando, vedi Odegaard, ma anche Scamacca, se vogliamo). Allo stesso tempo, per ricollegarmi al punto iniziale del tuo discorso, c’è da capire (o far capire) che non esiste un metodo di individuazione di un calciatore promettente e, anche qualora ci fosse, non è assoluto, ma fornisce al massimo in indice di probabilità maggiore di riuscita di un investimento che comunque è e rimarrà ad alto rischio. Pertanto, pur dicendo che il sistema di acquisto di queste tipologie di giocatori è da implementare, non bisogna assolutamente basarci più di una certa % del tempo o delle risorse tecniche di una squadra. A meno che non si sia “obbligati” a portare qualche ragazzo al piano di sopra, ma al momento non mi pare che nel calcio esista il draft.
    2) il power ranking di una cucciolata di 12enni al 90% non rispecchierà quello degli stessi ragazzi a 20 anni, perchè ci sono dei fattori che hanno in coefficiente diverso da altri: a 12 anni il fisico conta di più rispetto alla tecnica di base. Faccio l’esempio dell’Inter: della squadra giovanile i prodotti “dall’inizio” sono Bonazzoli, Dimarco e Rocca (anche se Bonazzoli è stato preso a 10 anni da un’altra squadra, ma consideriamolo come Interista dall’inizio). Dimarco ma soprattutto Rocca, erano calciatori che negli esordienti dominavano, facevano praticamente tutti i ruoli in campo tranne il portiere, perchè erano nettamente più dotati dei coetanei dal punto di vista fisico (Dimarco è nettamente dominante rispetto agli altri da questo punto di vista anche adesso – per chi non lo conosce, possiamo azzardare che somiglia a un Mauro Milanese che sa giocare a calcio). Impressionarsi per ragazzini di 10-12 anni soltanto per questo punto di vista significa scotomizzare l’aspetto tecnico, sia dal punto di vista della valutazione che da quello dell’insegnamento calcistico, e questo, a lungo/lunghissimo termine, è una male. Facendo una “errata” proporzione con gli sport USA, attenzione al fenomeno degli “one-and-done” del basket NCAA, ossia quei ragazzi che fanno un solo anno di basket collegiale per poi andare subito a giocare coi pro. Dal punto di vista fisico sono generalmente atleti sopra la media e che in una buona % di casi può fare una carriera da altissimo livello, ma che rischiano poi di soccombere contro atleti che fisicamente e nel generale non sono niente di che ma che hanno sviluppato una tecnica di gioco sopraffina, come ad esempio accade con Stephen Curry oggi.
    3) considerare gli “esempi Arsenal” e poi gli “esempi Barcellona” e infine gli “esempi Dortmund” è, a mio modo di vedere, una delle cose peggiori che un analista di calcio può fare. Perchè non sono esempi, sono eccezioni. Gli stessi Arsenal, Barcellona e BVB, a loro volta, non hanno fatto ste cose per esempio o per emulazione, ma in seguito a pianificazioni oculate e studiate. Quindi, se proprio si vuole prendere ad esempio queste società, si studi un piano oculato di sviluppo del settore giovanile. Come hai detto nell’articolo, sono pochissime le squadr eche hanno portato al piano di sopra una squadra en bloc. Hanno sviluppato giocatori adatti tatticamente al sistema (Barcellona), in maniera da da avere più probabilità (vedi punto 1) che possano sfondare in prima squadra. Ma sono funzionali al loro sistema di gioco (si prenda un solo giocatore uscito dalla Cantera Barcellona che abbia realmente sfondato altrove: poco e niente – Piquè e Fabregas se li sono ripresi in fretta e furia. Bojan? Cuenca? Jeffren? Questo sia di monito anche per chi esalta Munir oggidì). Oppure hanno investito tantissimi soldi sul settore giovanile (Arsenal e BVB). Prendendo ancora ad esempio l’Inter, l’Inter ha capito che un 5% scarso dei calciatori che arrivano in primavera (che sono a loro volta il 5% dei calciatori che si trovano a 14 anni) può realmente fare la prima squadra,e il resto lo utilizza come materiale di scambio per calciatori più forti. E, da un punto di vista, pazienza se poi Bonucci è diventato Bonucci, perchè mi ricordo che è stato la contropartita tecnica per prendere Milito (e io mi tengo Milito); poco male se Destro è stato la contropartita tecnica per Ranocchia (e qui forse un minimo di pentimento ci sta), e preferisco ricordarmi che l’anno scorso l’Inter ha intascato 7M dalle cessioni di Donati e Caldirola che, dicendocela tutta, quanto avrebbero giocato nell’Inter? Tornando al Napoli, può seguire l'”esempio Barcellona”? Affascinante, ma auguri: uno su mille ce la fa. Seguire l’esempio Arsenal? Auguri anche li, ci vogliono tanti e tanti soldi, quasi sicuramente più delle disponibilità economiche del Napoli (si sacrificherebbe una significativa quota di denaro per la prima squadra). Cosa dovrebbe fare, quindi? Paradossalmente il Napoli ha un bacino d’utenza potenziale simile alla Catalogna per il Barcellona, ossia la Campania. Mi pare che già stia implementando un sistema di osservazione capillare di tutti i campetti di giovanissimi della zona. Questo lo può fare. Una volta fatto questo, però, si deve entrare nell’ottica (come dici anche tu nel pezzo) che a) uno su mille ce la fa, e non è solo il titolo di una canzone; b) dei 999 che si mollano qualcuno potenzialmente buono potrebbe pure esserci, ma diventa inutile oltre che controproducente portare avanti tutti quanti perchè “non si sa mai” c) anche di quelli che si porta in primavera, la % di riuscita per la prima squadra è bassa e d) e qui giungo alla conclusione di base che hai fatto tu, se lo scopo è quello di portare il giocatore X a giocare in una prima squadra che lotta per lo scudetto, che Mandragora o Verde non ce l’abbian fatta conta davvero poco, se lo scopo è quello di costruire un bacino economico di ragazzi da vendere per finanziare la prima squadra, il danno può comunque considerarsi minore perchè il loro valore non eccederà mai di così tanto i soldi spesi per portarli su dai 13 ai 20 anni.
    Come chiosa finale, dico che secondo me Verde non è niente, ma davvero niente di che.

    Mi piace

    • Ti ringrazio e fondamentalmente sono d’accordo. Infatti credo che le questioni di Verde e Mandragora siano interamente strumentali e nessuno può davvero pensare che ci siano delle mancanze se un 12enne o un 13enne per caso sfugge. Ma credo che fosse ugualmente interessante aprire un discorso. Magari ci tornerò più in là.

      Mi piace

  5. tutti esprimete concetti vissuti e condivisibili per logica e per casistica…. ricordatevi comunque sempre un esempio fra tutti che si chiama Robby Baggio,
    sono straconvinto che molti ragazzi erano bravi altrettanto…. credo che la caparbietà non sempre sia individuabile nemmeno dal più professionale degli osservatori, ci sono enzimi importanti che prendono corpo in famiglia nel più intimo ambiente che un ragazzo vive, spesso l’allontanamento da un ambiente sereno, realista, con dei valori veri procura danni ai più promettenti, si può diventare bravi anche fuori da certe scuole titolate, ricordiamoci sempre che ogni scuola esalta la media a svantaggio dell’eccellenza

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...