Il punto alla ripresa

Oggi torna in campo il Napoli dopo le due settimane di pausa. Andiamo a vedere un po’ lo stato delle cose. Cosa è andato bene finora? Cosa è andato male? Cosa potremmo auspicare da qui in avanti?

Bene

I risultati sono stati ottimi finora. Il Napoli non ha perso una partita fino ad ottobre, è in testa al proprio girone di Champions League col margine più ampio della competizione ed è secondo in classifica da solo. Ha subito 2 gol a partita prima della sosta di fine agosto (come l’anno scorso), poi ha registrato di nuovo la difesa appena è arrivata la condizione fisica. La difesa è la terza in Italia dopo Juventus e Genoa (che ha una partita in meno). L’attacco segna anche tanto ed è terzo a sua volta dietro a Juventus e Roma.

Il gioco è stato più imprevedibile dell’anno scorso. Nel 2015/16 la squadra giocava, con grande profitto, per Higuain. Nelle conclusioni finiva per essere più prevedibile, nel senso che fino ai 30 metri giocava che era un piacere, ma poi si finiva in una specie di imbuto che portava alla conclusione di Higuain. Anche se questo generava un po’ di prevedibilità, l’abilità del centravanti argentino rendeva proficua questa strategia, portandolo a segnare tantissimo. Gli avversari sapevano che i compagni avrebbero cercato Higuain, ma non riuscivano ugualmente a fermarlo per la sua grande qualità.

Quest’anno invece c’è Milik che gioca per la squadra. Fa sempre il movimento migliore per la squadra, anche se porta altri alla conclusione, è altruista ed inesauribile. Sarri ha anche disegnato un gioco con Mertens e Callejon più accentrati, in grado di sfruttare gli spazi aperti dal polacco. Questo ha portato a più gol (specie dello spagnolo, che non deve fare più il terzino) e più imprevedibilità. Il gioco è esteticamente migliore, per questo motivo. A fine stagione potremo poi tirare le somme: il vantaggio derivante dall’imprevedibilità riesce a sopperire al downgrade della perdita di Higuain? Per capirci meglio: perdere Higuain è un colpo duro per qualsiasi squadra al mondo (a meno di non prendere Suarez o Lewandowski, ma ci siamo capiti). In parte con Milik e con una maggiore variazione nelle conclusioni il Napoli è riuscito finora a sopperire alla sua perdita, ma alla lunga è meglio avere uno straordinario accentratore o distribuire meglio le conclusioni su più giocatori forti?

Il fattore polacco è stato incredibile in queste prime partite. Milik è entrato immediatamente negli schemi. Ha segnato tantissimo (un gol ogni 85 minuti, 7 in 9 presenze fra campionato e Champions League, dove è capocannoniere), ma soprattutto ha aperto spazi incredibili. Ad esempio a Palermo non ha segnato né fatto assist, ma è entrato in tutti e 3 i gol con prepotenza grazie ai suoi movimenti da prima punta. Ha deciso la partita a Kiev in rimonta ed ha deciso quella casalinga col Bologna entrando dalla panchina, facendo esattamente ciò che si chiede al “centravanti superstar”, quale lui è stato finora. Solo applausi. Ma un discorso simile vale per Zielinski, che ha spaccato varie partite coi suoi cambi di passo. Conosceva già Sarri e si è visto. Ha tecnica, ma non disdegna qualche calcione. Di fatto è stato sullo stesso piano di Allan finora ed è un titolare a tutti gli effetti. I due sono stati fra i migliori di questo Napoli sin dall’inizio e ci si scorda che abbiano 22 anni ed ulteriori margini di miglioramento.

Sarri ha finalmente incorporato un sano e robusto turn over. A centrocampo Zielinski ed Allan si sono alternati moltissimo, esattamente come Mertens ed Insigne a sinistra. E’ difficile in quei casi capire chi sia il vero titolare. Alcuni dicono “adesso ha una panchina”. Ma non è solo questo, è proprio cambiato Sarri. Pensate a questo: Maggio ha totalizzato una presenza da gennaio 2016 a fine campionato (con Hysaj squalificato, partita vinta 2-0 fuori casa con la Lazio). Quest’anno? E’ già a quota 2. Mertens stesso ha giocato 2 partite da titolare nello scorso girone di ritorno, mentre quest’anno si alterna di partita in partita con Insigne. Ovviamente anche Gabbiadini sta giocando di più. Se il “nuovo” turn over riguardasse soltanto ed esclusivamente i nuovi acquisti, allora si potrebbe ringraziare il mercato. Ma il trattamento diverso ricevuto da chi già c’era (a partire appunto da Maggio e Mertens) dimostra che Sarri stia crescendo insieme alla squadra. L’anno scorso la mancata volontà di usare la sua panchina (almeno nelle partite di secondo piano) ha portato ad un calo fisico pronunciato, specie in trasferta, dove c’è bisogno di più ritmo e dove le squadre rifiutano di farsi schiacciare come al San Paolo. Quest’anno pare che Sarri abbia imparato la lezione e finora l’unico che sembra essere stato dimenticato (tolti i nuovi acquisti, di cui parleremo in seguito) è Strinic, che a questo punto deve essere veramente lontano dai gradimenti dell’allenatore.

La rosa ha una profondità clamorosa. Ci sono 2 squadre complete, entrambe di grande valore, più alcuni extra. Col limite di 25 per rosa, una volta che uno costruisce 2 squadre (con 3 portieri), occupa 23 slot. Ne rimangono 2 per “allungare” la rosa stessa, più gli Under 21. Il Napoli ha deciso di prendere addirittura un quinto difensore centrale (per premunirsi contro la Coppa d’Africa che porterà via Koulibaly) ed altri esterni offensivi, il ruolo più tassato dal gioco di Sarri, trattenendo El Kaddouri e Roberto Insigne (questo è possibile perché Diawara e Rog sono fuori dal limite dei 25, avendo meno di 21 anni). Ci sono letteralmente 2 giocatori per ogni ruolo ed alcuni ruoli ne hanno anche 3. Le armi sono tantissime e di qualità.

Reina ha iniziato il campionato in maniera un po’ così. Ha preso un paio di gol probabilmente evitabili, soprattutto quello di Verdi. Da quel giorno però ha ripreso a giocare molto bene, con parate addirittura eccezionali a Genova. Nell’impostazione e nell’esecuzione sarriana della salida lavolpiana è fondamentale, ma naturalmente è fondamentale che torni a parare. Dopo una serie di scricchiolii, pare ultimamente tornato su ottimi livelli ed è indispensabile per il Napoli avere un portiere di qualità. Reina poi ci aggiunge anche la leadership per caricare la squadra. Rimane una situazione da monitorare, perché errori come quello su Verdi possono essere costosissimi in una stagione, ma da allora non ha sbagliato niente, né fuori, né dentro al campo e va rimarcato.

Mertens e Callejon sono forse gli MVP reali della squadra, fino ad oggi, insieme ai polacchi. Come detto prima, il fatto che Sarri li faccia giocare più accentrati li aiuta senza dubbio, ma loro due non hanno fatto neanche mancare il consueto lavoro difensivo (soprattutto di José).

Male

Eh, naturalmente l’infortunio di Arkadiusz Milik. Quando una squadra perde il proprio centravanti titolare, chiunque egli sia, paga dazio. Non ci si può fare niente. La cosa positiva è che il Napoli sia ben equipaggiato per far fronte a questa emergenza. Ha un ottimo attaccante come Gabbiadini in panchina ed ha anche variazioni tattiche utili. E’ vero che Manolo è più portato a fare la seconda punta, ma rimane un giocatore che anche da centravanti è molto prolifico. Le polemiche che si sono sentite sul mercato sono veramente insussistenti e distanti dalla realtà. Pensate per esempio a chi abbiano come riserva del centravanti titolare Manchester City (Iheanacho, neo ventenne), Paris Saint-Germain (Augustin, diciannovenne) o Bayern Monaco (nessuno di ruolo). L’anno scorso pure Barcellona e Real Madrid non avevano letteralmente nessun centravanti in panchina. Il fatto è che trovare un centravanti forte, disposto a fare da riserva, è veramente difficile. Pertanto è sostanzialmente impossibile trovare uno disposto a fare la riserva della riserva (come alcuni sembravano pretendere dal Napoli). In tanti preferiscono variazioni tattiche, alla riserva diretta. La Juventus ha 3 punte centrali per 2 posti (infatti Dybala non ha un alter ego in rosa), considerando Pjaca attaccante esterno per natura. La Roma se non gioca Dzeko usa un falso nove, proprio perché non ha altri centravanti di ruolo in rosa. Per l’Inter bisogna considerare centravanti Palacio, Eder o Jovetic, tutta gente che opera meglio quando gioca con una punta (esattamente come fa Gabbiadini), tanto che gli ultimi 2 vengono usati solo sull’esterno. Insomma, le pretese sembrano un po’ assurde. Se il Napoli avesse affrontato la stagione con Augustin come riserva, o come fa il Bayern Monaco, chissà che lamentele ci sarebbero state. Gabbiadini, anche se per lui non è uno scenario “perfetto”, è una delle punte centrali di riserva migliori che si possano trovare in giro (situazione migliore di PSG, Bayern, City, Roma e tante altre, come detto). Non solo, a riprova del fatto che Sarri abbia notevoli alternative tattiche, l’allenatore ha detto che pensa anche a Mertens e Callejon in quel ruolo. Non si tratta di sorprese assolute: José ha giocato lì anche l’anno scorso (segnando, in quei pochi minuti fatti), mentre Mertens come 9 tattico è la soluzione impiegata da tante squadre, incluse Roma e PSG quando il loro titolare manca. Se per le altre si tratta di opzioni fattibili e di successo, non si capisce perché non possano esserlo per il Napoli. Premesso tutto ciò, l’infortunio di Milik si farà sentire per forza, perché se perdi uno così forte, pesa per definizione.

Se prima abbiamo parlato bene del turn over, bisogna invece rimarcare che questo non abbia ancora riguardato i nuovi. L’inserimento dei nuovi acquisti tarda troppo. Le ragioni di Sarri sono comprensibili e molteplici, in superficie: l’apprendimento della lingua (per Rog), la condizione fisica (per gli altri), l’apprendimento della situazione tattica. Se il Napoli gioca così bene, con automatismi così raffinati, è anche perché i giocatori conoscono a menadito ogni situazione. E’ pertanto anche abbastanza logico che ci voglia tempo per assimilare tutto a puntino. Premesso tutto ciò, Sarri però a volte ricerca la perfezione con estremismi che sanno diventare controproducenti, esattamente come quando vuole sempre e ad ogni costo che la squadra esca dalla difesa palla al piede, portando a qualche palla persa sanguinosa, qui e lì.

Come detto, è comprensibile che abbia voluto rallentare l’inserimento dei giocatori, ma pare che stia davvero sottovalutando la crescita dei nuovi. Maksimovic è arrivato l’ultimo giorno di mercato e veniva da una difesa a 3. Comprensibile la lentezza nell’impiegarlo? Certo. Ma buttarlo nella mischia qui e lì per qualche minuto sarebbe stato importante ugualmente: d’altronde, qual è il modo migliore per assimilare ogni automatismo, se non ripeterlo in campo? Inoltre avrebbe evitato il concretissimo rischio (che si è poi verificato) di farlo debuttare direttamente in una partita importante a causa di infortunio o squalifica di un titolare, nell’incontro più importante giocato finora. Non solo: Maksimovic di fatto ha mostrato che Sarri sia troppo cauto, dimostrando di avere sia 90′ nelle gambe, sia gran parte dei meccanismi. Possibile che non fosse disponibile per una manciata di minuti anche in precedenza? Senza l’infortunio di Albiol probabilmente non avrebbe debuttato neanche col Benfica, nonostante il minutaggio già consistente per lo spagnolo e nonostante fosse pronto.

Lo stesso discorso vale per gli altri. Qui non si discute necessariamente il fatto di metterli dall’inizio o per 90′, ma dare loro delle manciate di minuti è importante per tanti motivi e non solo per l’inserimento: serve anche a far riposare i titolari ed evitare che arrivino scarichi più in là nella stagione. Mi è stato detto “ma che ne sai che siano stanchi, ora?” No, infatti, non lo so (anche se poi l’ha detto lo stesso Sarri dopo Bergamo). Ma un allenatore gestisce una stagione e non solo la partita secca. Il turn over più efficace è spesso preventivo, perché togliere un giocatore solo quando è stanco può essere sconveniente e tardivo (oppure portare a non avere il giocatore nelle partite più importanti della stagione). Programmare il riposo permette di avere tutti freschi. Ma Sarri questo concetto lo ha capito benissimo, infatti ho incluso il turn over fra le note positive. Quello su cui si sta trattenendo troppo è proprio sull’inserimento di alcuni nuovi. Ma anche se Rog non parla la lingua e non ha capito ogni dettaglio tattico, schierarlo negli ultimi 20′ in casa avanti 2-0 sul Chievo o 4-0 sul Benfica, crea veramente scompensi tattici tali da mettere a repentaglio il risultato? Lo stesso naturalmente vale per Diawara. In realtà è stato proprio lo status quo, con la sua stanchezza (mentale, non solo fisica) che ci ha creato qualche problemino in quelle partite.

Sarri stesso ha notato che contro l’Atalanta il Napoli fosse stanco. Lui ha parlato di stanchezza mentale, ma il discorso fila ugualmente: il turn over previene anche questo. Col Genoa il Napoli è durato 85′, per sua stessa ammissione; col Chievo circa 70′ (prima di essere graziato da Floro Flores che avrebbe potuto riaprire la partita); col Benfica 60′ (paradisiaci). Con l’Atalanta c’è stato un calo per 90′. Magari “far bagnare i piedi” ai nuovi avrebbe aiutato anche nel preservare alcuni per le gare successive. Sarri è un maniaco della perfezione e questo è un vantaggio in tantissimi aspetti. In questo, si è rivelato un limite, visto che Jorginho è sembrato in completa confusione successivamente e magari risparmiargli una mezzoretta qui e lì con Chievo e Benfica sarebbe servito (persino il suo agente ha detto “non può giocare sempre“, quando di solito dicono il contrario pur di promuovere il proprio cliente). Sicuri che Diawara avrebbe creato danni irreparabili in quel minutaggio? E’ un po’ come il discorso su Grassi dell’anno scorso: supponiamo che sia così scarso come dicono alcuni, da essere impresentabile (anche se contro il Napoli purtroppo è stato molto presentabile e lo è anche in nazionale Under 21): possibile che non potesse essere usato neanche sul 6-0 in casa col Bologna per far respirare un po’ chi gioca sempre? Cioè, sul 6-0 in casa, anche giocando in 10 o in 9 non dovrebbero esserci problemi, ma invece ci sono nel dare 10′ a Grassi? Come detto, questi sono difetti ai quali Sarri dovrà ovviare in futuro. Non può sempre cercare la perfezione, perché altrimenti poi ci possono essere risvolti poco piacevoli come quelli visti. Deve sapersi sporcare le mani: la gente lo sa e lo capisce che Rog non possa essere al massimo nei primi mesi, ma dargli qualche minuto in partite già praticamente vinte aiuta lui ad inserirsi ed aiuta anche chi esce a riposarsi un pochino di più. Pensiamo anche alla sostituzione di Milik: se ci vuole così tanto tempo per inserire un nuovo, allora non arriverà nessuno a gennaio, visto che probabilmente finirebbe per essere pronto al rientro di Milik stesso. Ma credo che, come per il turn over, alla lunga Sarri supererà anche questo limite: anche lui deve crescere (anche se per alcuni tifosi, asserire che sia un ottimo allenatore, ma ancora imperfetto, sembra sacrilego, per qualche assurdo motivo), ma ha dimostrato di saperlo fare.

Ho fiducia per il resto del campionato proprio vedendo il trattamento riservato a Maggio, Zielinski, Gabbiadini e Mertens: non credo che Sarri abbia un problema col turn over (ce l’aveva l’anno scorso, ma non più), ma appunto con l’inserimento dei nuovi acquisti. Per ovvi motivi non potrà essere più un problema dopo Roma e Besiktas e sono convinto che vedremo l’utilizzo di una rosa da 22 anziché da 14 o 15 come è stato finora. Comunque è un limite sul quale lavorare ugualmente, perché altrimenti il mercato di gennaio è inutile e soprattutto ci sono limiti enormi nell’acquistare dall’estero. Un filo di flessibilità nella ricerca della perfezione potrebbe aiutare. Come detto, questo vale anche in altre aree, tipo l’uscita palla a terra dalla difesa sempre e comunque, oppure il 4-3-3 sempre e comunque, senza alternative tattiche (con l’Atalanta ha provato il 4-4-2 o 4-2-4 per pochi minuti e lo ha bocciato senza possibilità future di riscatto, asserendo che non sia il calcio per lui).

Non si finisce per giocare come il Napoli senza un certo livello di rigidità e di studio. Ma a volte rinunciare ad alcune cose può portare a vantaggi in altre aree. In fondo dover essere sempre al 100% per vincere è a sua volta un limite, perché essere sempre al 100% è fisiologicamente impossibile. Il Napoli deve imparare a vincere quando non è al top, in un modo o nell’altro. Quando è al top, non c’è neanche da discutere: questo Napoli può battere chiunque.

Infine, per concludere, il Napoli dovrà superare questo mal di trasferta che lo attanaglia. Dal 3 febbraio 2016, il Napoli ha vinto solo 3 trasferte di campionato su 11 giocate: 2 a Palermo, 1 a Torino (con crollo nella ripresa che ha fatto sudare tantissimo la squadra). Sarri ha candidamente ammesso di non avere idea della natura del problema e di non saperlo risolvere, quindi, per il momento. E’ un problema non da poco però.

Infine, il problema della comunicazione rimane vivissimo. In ogni ambito. De Laurentiis non fa altro che litigare coi tifosi: a volte sembra un troll, ma altre volte sembra non sapere che conseguenze porteranno le sue dichiarazioni. C’è stata una tempesta per il comunicato del Napoli sul limite di inviti alle conferenze stampa: una volta spiegata la questione, si è dimostrata poca cosa, ma era da evitare in partenza il problema, nato proprio perché la questione era stata posta male. Lo stesso vale per Sarri stesso. I giornali hanno ricamato sulla sua “resa alla Juve”, sulle sue “liti con De Laurentiis”, sulla sua “insoddisfazione per il mercato”. Sarri ha poi smentito tutto: ha fatto i complimenti alla società per l’acquisto dei giovani, ha smentito di essersi arreso ed ha ribadito che ci sia unità d’intenti. Ma intanto le polemiche ci sono state e sono state furiose. Una buona comunicazione dovrebbe prevenire questi fastidi, queste distrazioni e questo caos, anziché dover ogni volta tamponare la ferita o doversi spiegare, chiarire e via dicendo. Il problema è che ad ogni livello la società è molto deficitaria nella comunicazione, vedi anche il caso di Gabbiadini (sia in estate, sia dopo l’infortunio di Milik), coi tifosi che pensano legittimamente che il Napoli sia messo peggio di chiunque altro. Ma questo è proprio frutto di una presentazione inadeguata della situazione del Napoli. Purtroppo non ci si salva a nessuno livello, dal padrone all’allenatore (che poi sono gli unici che parlano – altro difetto discreto) ed è un limite che contribuisce molto anche al trattamento mediatico che il Napoli subisce. Sì, perché se in certi casi i pensieri di Sarri erano “ovvi” e “chiari”, lui per primo (specie non essendo uno sprovveduto) dovrebbe sapere benissimo che certe parole verranno strumentalizzate e dovrebbe quindi evitarle o dirle in altro modo, per evitare di sentire 3-4 giorni di sciocchezze mediatiche e doverle poi smentire in prima persona. Sono fastidi di cui il Napoli può e deve fare a meno.

Per concludere, credo che i lati positivi siano infinitamente superiori ai lati negativi, anche perché a parte l’infortunio di Milik (per il quale si potrà fare poco: o arriva Klose, o si vede come stia Milik a gennaio prima di valutare il mercato), l’altro lato (quello sull’inserimento dei nuovi) non sarà più un fattore dalla ripresa del campionato. Il Napoli potrà continuare a fare bene in questa stagione e deve esserci fiducia.

PS:

Non riguarda tanto il Napoli, quanto il suo tifo. E’ incredibile come si sia spaccata la tifoseria. C’è gente che difende tutto del Napoli, acriticamente. Poi c’è chi invece odia il presidente alla follia tanto da fare critiche al limite dell’assurdo (come quelle sui conti, anno dopo anno, nonostante i bilanci pubblici). Infine c’è chi si rivolge con violenza verbale contro chi si permette di parlare in maniera critica di un qualsiasi aspetto di Sarri. Si va avanti per fazioni e per assolutismi. Se si fa parte di una fazione, la linea deve sempre essere la stessa e sono pochissimi quelli che davvero si permettono di uscire da questi inquadramenti. Non è una bella aria, quella che si respira e purtroppo in certe circostanze sembra che ci si dimentichi anche della squadra, come quando alcuni gruppi (per fortuna spesso zittiti dai fischi) invece di incitare chi è in campo, preferiscono mettersi ad insultare la società.

 

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