In difesa di Pavoletti

E così pare che sia fatta per Leonardo Pavoletti al Napoli. E’ giusto spendere due parole sul suo arrivo, confermato da tantissime fonti ormai.

Negli ultimi giorni Pavoletti è stato oggetto di diverse descrizioni. E’ particolarmente dettagliata quella dell’Ultimo Uomo, quindi vi affiderò a loro. Bisogna però aggiungere alcuni appunti.

Pavoletti è un operaio del calcio. Ha dovuto reinventarsi. E’ un centravanti classico che sgomita, si batte, mette il fisico e si butta in area. Non ha paura dei contrasti ed è piuttosto bravo sottoporta. Ricorda un po’ Pasquale Luiso, per il modo di giocare, anche se Pavoletti negli ultimi 2 anni ha fatto un salto di qualità in tal senso. Non è ovviamente una punta top, ma è molto funzionale in alcuni schemi. Ha subito 5 infortuni nell’ultimo anno e mezzo e la più grande perplessità è proprio qui, ma le visite mediche servono proprio a dirimere i dubbi di natura fisica, quindi ci affideremo al Dott. De Nicola come sempre.

L’articolo sopra linkato lo descrive, come detto, quindi io parlerei più che altro del suo inserimento nel Napoli.

Il 9 del Napoli

Nel gioco di Sarri, la punta centrale ha vari compiti a seconda della posizione del pallone. Il Napoli non gioca mai con la palla lunga, ma usa comunque il centravanti come pivot o perno per far girare la palla e salire la squadra. Il centravanti deve quindi saper venire incontro, fare sponde, difendere la palla e dialogare coi giocatori più vicini. In seconda battuta deve essere pronto ad attaccare il primo palo sulle giocate dai lati o dal mezzo spazio. Infine deve avere l’abilità tecnica per intendersi coi compagni e trovare la conclusione. Naturalmente, deve anche essere un ottimo finalizzatore in area di rigore.

Higuain era tutto ciò. Al mondo forse solo Lewandowski è ancora più adatto, in maniera simile ad Ibrahimovic e Suarez, tutti centravanti completi, naturalmente.

Cose che Sarri non ha mai chiesto a Higuain: segnare da fuori area (solo 4 gol su 36) e segnare di testa (3 su 36). E’ paradossale per una squadra che arriva così facilmente al cross (ed è paradossale per un attaccante di 1.84), ma Higuain ha realizzato solo 3 reti di testa l’anno scorso (solo 2 su azione, più 1 su corner), come Milik quest’anno in un mese. In carriera nel Napoli in totale ha fatto 8 gol di testa (5 in A e 3 in Europa). Higuain era un centravanti fortissimo in tantissime cose, ma non certo nel gioco aereo, in cui era deficitario. Il Napoli infatti arrivava spesso al cross basso, che lui convertiva attaccando con determinazione il primo palo.

Manolo e Dries

Gabbiadini ha fatto molta fatica non solo perché non sia una prima punta. E’ vero che sia una seconda punta naturale, ma potrebbe benissimo giocare da prima punta in sistemi diversi. E’ un giocatore che attacca la profondità, anziché venire incontro. Preferisce fare i contromovimenti in area, anziché attaccare il primo palo ed ama molto giocare frontalmente alla porta andando alla conclusione appena possibile, anche da lontano. Più che una questione di ruolo, il suo problema è proprio nelle caratteristiche. In altri sistemi potrebbe fare la prima punta, appunto, ma non nel Napoli di Sarri. I suoi punti di forza sono l’esatto opposto di ciò che Sarri vuole dal proprio numero 9. Si impegna, ma raramente riesce a dare un contributo. Fa molto poco all’interno del gioco, tocca poche palle e si muove sempre nelle direzioni sbagliate, finendo per essere poco coinvolto dai compagni. Chi non capisce il gioco di Sarri può essere portato persino a pensare che i compagni lo ignorino o che lui non si impegni, ma la realtà è semplicemente che finisce per stonare in un’orchestra che altrimenti suona benissimo ed in maniera estremamente coordinata. E’ fuori dal gioco per movimenti, tempistiche e caratteristiche. Anche quando dà il 100%, le sue partite possono apparire frustranti sia per i tifosi, sia proprio per lui.

Non è un caso che Mertens si sia adattato meglio. Intanto togliamo di mezzo un equivoco: Dries è spesso stato definito “falso nueve”. Errato. Il falso nueve non è un giocatore adattato fuori ruolo, o un centravanti basso (con la fisicità opposta a quella delle classiche prime punte), bensì è un giocatore che parte da vertice alto, per poi abbassarsi in fase di possesso e finire per fare il trequartista lanciando le punte esterne che convergono in una sorta di sistema con trequartista e due punte. E’ un ruolo inventato da Nandor Hidegkuti nella grande Ungheria degli anni ’50: il centravanti nominale era lui, ma a tutti gli effetti era il trequartista per Kocsis e Puskas. Mertens non fa il trequartista ma è un vertice alto vero e proprio. Forse l’unica giocata da falso nueve in questo periodo l’ha fatta col Benfica, sul gol di Callejon. Dries nel ruolo è un centravanti piccolo, come Aguero.

Mertens è bravo in molti degli aspetti richiesti da Sarri. Sa certamente dialogare coi compagni, ha tecnica, conosce i movimenti ed in molti casi li esegue bene e coi tempi giusti. I suoi deficit nel gioco aereo non sono un problema grosso come ipotizzato da alcuni proprio perché anche con Higuain, il Napoli segnava molto raramente di testa. I problemi però Mertens li ha nel difendere palla col fisico, perché anche se l’argentino non usava la propria stazza per segnare di testa, la usava eccome per difendere e schermare la palla, cosa che il belga non può fare. Mertens è anche un discreto finalizzatore, ma non è un centravanti per abitudine e non è bravo nel gioco di sponda (anche se si è applicato molto). In ogni caso si è adattato molto meglio di Gabbiadini ed interpreta bene il ruolo nel Napoli. Al Napoli infatti una punta è mancata, ma come già dimostrato settimane fa, la squadra ha avuto problemi che sono derivati più dalle caratteristiche difensive degli avversari, che dalla mancanza di un 9.

Come si inserisce il Pavoloso

Oggi arriva Pavoletti, che fisicamente è alto quanto Higuain (solo 2 centimetri in più), ma è fortissimo di testa. Come detto dall’Ultimo Uomo, Pavoletti l’anno scorso è il giocatore che ha vinto più duelli aerei in Serie A. E’ mediocre tecnicamente, è vero, ma compensa con molta disciplina tattica. In cosa può aiutare il Napoli? E’ eccezionale nell’offrire sponde, difendere palla e far salire la squadra. L’abilità del Napoli di creare linee di passaggio (spesso semplici e corte) lo aiuterà molto nello scambio di palla coi compagni. E’ molto debole nelle conclusioni da fuori (1 solo gol in carriera su 24 in Serie A da fuori area), ma come già detto, questo è un aspetto quasi irrilevante per un centravanti azzurro. E’ bravo nell’attaccare il primo palo, nel districarsi sui cross e nel finalizzare il gioco.

Insomma, Pavoletti non è perfetto perché non ha grande tecnica, ma fa tante cose che nel gioco di Sarri ci stanno benissimo. Il Napoli quest’anno, con Milik in campo, ha iniziato a crossare la palla anche in alto (specie con Ghoulam) ed il polacco ha già effettuato 3 gol di testa. Un centravanti d’area di rigore al Napoli serve ed anche con Pavoletti vedremo più palloni alti: il genoano l’anno scorso l’ha insaccata 4 volte di testa. In generale è uno che segna e che si batte in area. La manovra sarà lasciata maggiormente a calciatori più tecnici, ma Pavoletti porterà garra e spirito da manovale, là davanti. Alla lunga dovrebbe essere il sostituto di Milik, che offre gli stessi vantaggi accoppiati ad una tecnica migliore, ma come riserva al Napoli va decisamente bene.

E Kalinic?

Oltre all’imprendibile Icardi, al Napoli avrebbe forse fatto comodo Kalinic, un altro dei nomi accostati agli azzurri. Il croato è più anziano di Pavoletti di 11 mesi, ma è molto più tecnico. La manovra del Napoli ne avrebbe giovato sicuramente in costruzione. Pavoletti però è un finalizzatore migliore, oltre che molto più forte in area di rigore in generale (e sulle palle alte). Kalinic quest’anno ha fatto 8 gol, ma 5 in 2 sole partite: è molto incostante, come anche dimostrato dai soli 2 gol segnati in tutto il girone di ritorno dell’anno scorso. Quest’anno i due hanno una media-gol simile (Pavoletti 1 ogni 193′, Kalinic 1 ogni 163′), ma l’anno scorso Pavoletti ne ha messo 1 ogni 137′ (e l’anno prima, 1 ogni 93′), mentre Kalinic 1 ogni 214′. Erano opzioni simili, con Kalinic più portato al palleggio ed alla costruzione del gioco, e Pavoletti più portato alle sponde, al lavoro duro ed alla finalizzazione.

In generale al Napoli un’altra punta serviva. E’ possibile che a fine gennaio, col rientro di Milik, Gabbiadini lasci il Napoli. Come detto, Mertens è più adatto di lui nel caso ed il tempo di Manolo agli ordini di Sarri sembra essere agli sgoccioli. Il gioco del tecnico toscano non va bene per il ragazzo dallo sguardo perennemente triste. In fondo è anche il motivo delle tante bocciature estive di Sarri a danno anche di altri nomi.

L’ha voluto Sarri

La notizia migliore, per i tifosi del Napoli, è senza dubbio la conferma che società e tecnico siano allineati. Pavoletti, anche se come detto è imperfetto, entra bene nel gioco del Napoli, al contrario di quasi tutti i nomi che si sono sentiti negli ultimi mesi.

E’ risaputo che in estate Sarri abbia chiesto Icardi ed il Napoli ha perso alcune settimane, dopo l’acquisto di Milik, ad inseguire il centravanti dell’Inter (lasciandogli anche il numero 9 a disposizione). Una volta sfumato, ha provato ad andare tardivamente sui 3 nomi indicati da Sarri: proprio Pavoletti, Kalinic e Zaza (sul quale però le piste si sono fortunatamente raffreddate in fretta). Altri giocatori sono stati bocciati dal tecnico, proprio perché non in possesso delle caratteristiche tecniche per giocare nel Napoli.

E’ stato bocciato Duvan Zapata, che poteva tornare per 2 milioni. E’ stato bocciato ripetutamente Carlos Bacca, che era disponibile. E’ stato bocciato anche Immobile, del quale De Laurentiis ha detto:

Immobile è un ottimo calciatore che andrebbe bene in un Napoli che giocherebbe in un altro modo, non con Sarri

Ora, so benissimo che De Laurentiis non sia ritenuto affidabile. Spesso in effetti si smentisce da solo. Il suo ragionamento (al di là di Immobile) però non fa una piega: non tutti i calciatori sono adatti al gioco di Sarri. Bruno Peres è un terzino ad esempio, ma non potrebbe mai farlo con Sarri. Allo stesso modo, pochi centravanti possono giocare lì con lui ed in certi casi è meglio pure Mertens di altri che sono poco abituati ad un certo tipo di gioco. E’ probabile che Sarri, come peraltro detto da molti, abbia indicato pochi nomi, fra i giocatori adatti. Non potendo arrivare a loro (Icardi perché l’Inter non ha voluto cederlo, Kalinic e Pavoletti perché ci si è mossi quando era ormai tardi), fra prendere un giocatore inadatto e rimanere con Gabbiadini (altrettanto inadatto, ma che conosceva i movimenti), fra società ed allenatore hanno scelto la seconda opzione.

Perché credo che l’allenatore sia entrato nella scelta? Per quattro motivi, fondamentalmente:

  1. Il Napoli ha perso soldi, trattenendo Gabbiadini. L’aveva ormai venduto per 25 milioni all’Everton. Immobile, Zapata e Bacca sarebbero tutti costati meno (o al massimo la stessa cifra) e probabilmente lo stesso sarebbe accaduto per altri nomi ancora, non venuti fuori.
  2. Sarri ha insistito molto per avere Maksimovic, una riserva fissa, e la società l’ha accontentato a costo di farlo diventare il terzo acquisto più costoso della storia del Napoli. Una società che è disposta a spendere 25+3 milioni per un difensore di riserva, solo per farlo ambientare in tempo (per essere titolare durante la Coppa d’Africa e poi eventualmente per l’anno prossimo quando partirà Koulibaly) non è una società che evita di spendere 10-12 milioni per una punta di riserva, se l’allenatore si impunta come fatto per il difensore.
  3. Pavoletti, per età, non è un giocatore che rientra nel target di De Laurentiis, che preferisce giocatori più giovani. Per essere cercato sia nel mercato estivo, sia dal giorno dell’infortunio di Milik, deve esserci stata un’altra volontà a premere.
  4. Quest’anno, fra Milik (approvato esplicitamente da Sarri), Maksimovic e Zielinski, il Napoli ha spinto veramente molto per accontentare il proprio allenatore già prima di questo acquisto.

Non a caso, appena si è fatto male Milik, il Napoli è tornato a bomba proprio su Pavoletti, senza pensarci due volte.

Eppure ho saputo che secondo alcuni tifosi del Napoli, Pavoletti non sia voluto da Sarri ma sia un’imposizione di De Laurentiis (con fantasiose motivazioni sull’incompatibilità tattica, in certi casi). Per me questo modo di pensare indica un problema bello grosso che dimostra che la frattura fra società e tifosi non verrà mai ricomposta. Anche quando la società fa i numeri per accontentare Sarri, spendendo cifre assurde (nel caso di Maksimovic) solo per permettere un ambientamento prolungato, o anche quando si muove già a novembre, chiudendo un acquisto a metà dicembre (come in questo caso) accontentando una richiesta esplicita dell’allenatore, i tifosi non rendono merito alla società stessa. Soprattutto, pur di farlo, si inventano sciocchezze senza basi.

Ad oggi, tutte le notizie che sono arrivate (da chi poi ha descritto la trattativa stessa – dimostrandosi pertanto affidabile almeno in questa circostanza) indicano un gradimento espresso da Sarri.

Persino Tuttosport, giornale che non è esattamente amico di De Laurentiis, ha scritto:

stando alle indiscrezioni di giornata sarebbe stato proprio il tecnico degli azzurri a spingere per il bomber del Genoa, tanto da irritare per certi versi la stessa dirigenza. Secondo l’edizione odierna di Tuttosport, infatti, ci sarebbe stato un pressing asfissiante dell’allenatore convinto delle qualità del centravanti che ha portato poi De Laurentiis all’affondo decisivo nei confronti di Preziosi.

Ed anche:

Continua il pressing su Pavoletti, principale obiettivo del Napoli che, tramite Sarri, sta provando a convincerlo che in maglia azzurra non farà panchina e che da queste parti non è poi tutto negativo.

La chiusura tradisce un “non amore” nei confronti del Napoli, eppure devono arrendersi all’evidenza che lo volesse Sarri. Oppure la Gazzetta dello Sport, che è in guerra aperta (specie tramite Monti e Malfitano) col Napoli, ha detto:

Oggi la Gazzetta dello Sport scrive che Pavoletti “lo ha richiesto personalmente Sarri, e Aurelio De Laurentiis l’ha voluto accontentare senza troppe storie: verserà al Genoa 18 milioni di euro”.

Se volete, c’è anche Premium, con cui De Laurentiis ha litigato per tutta la Primavera e l’estate:

Per Sarri, che lo aveva chiesto già in estate, Pavoletti rappresenta una prima scelta

Pedullà raccontava di come la trattativa si sia riaperta già ad ottobre, per questo motivo:

la riapertura della pista nella notte tre il 24 e il 25 ottobre

Inoltre Pavoletti piaceva a Sarri addirittura da anni:

Pavoletti giocava nel Lanciano in serie C e Sarri rimase colpito da questo calciatore – rivela il ds empolese a ‘Radio Kiss Kiss Napoli’ – Gli piaceva e avrebbe voluto arrivasse all’Empoli ma era di proprietà del Sassuolo”

Però è più facile pensare che tutti si siano venduti a De Laurentiis, anche quelli coi quali ha avuto scontri asprissimi. Il rasoio di Occam ci dice che la cosa più probabile è che Sarri l’abbia effettivamente voluto. In fondo queste stesse fonti hanno parlato dell’avanzamento della trattativa ed alla fine sembrano averci preso. E’ probabile che le informazioni in loro possesso fossero buone. Altrimenti perché fare un favore a De Laurentiis? Anzi, sarebbe l’occasione migliore per creare un nuovo “caso”, con tanto scompiglio.

Ripeto: se neanche in casi del genere, quando servirebbe un applauso incondizionato, si apprezza il lavoro societario allora c’è davvero una spaccatura insanabile perché viziata da troppa malafede da parte di chi è fuori, che preferisce ignorare tutte queste fonti ed inventarsi (senza alcuna base) una presunta imposizione low-cost di De Laurentiis a Sarri. Anche perché in questo modo il jolly sarà sempre pronto: se Pavoletti farà male, sarà il “solito” affare a basso costo del presidente, mentre se farà bene sarà stato Sarri a trasformare l’acqua in vino.

Perché non accettare invece ciò che appare evidente? Il presidente e l’allenatore hanno chiare divergenze che vanno avanti da tempo, ma il mercato è improntato in primis ad accontentare l’allenatore. Gli acquisti di Milik, Zielinski, Maksimovic ed ora di Pavoletti lo dimostrano, come anche il lungo (fin troppo, visto che poi non ha permesso soluzioni di ripiego ad agosto) inseguimento ad Icardi, obiettivo numero 1 di Sarri. Ci sono anche acquisti decisi da presidente e DS (penso a Rog e Tonelli, ad esempio, che credo rientrino in questo profilo), ma se un giocatore è voluto da Sarri, approvato e/o richiesto, la società prova a prenderlo, come è giusto che sia.

Pavoletti, se alla fine veramente sarà confermato, sarà del Napoli dal primo giorno della riapertura del mercato. Se le visite mediche (un’incognita che, come per Santon, non dipende dal Napoli) daranno il via libera, Sarri avrà prima possibile una punta da lui stesso chiesta. Sinceramente, per una volta, era difficile fare meglio.

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