Dati e curiosità sulla prima metà del Napoli

E’ finito l’anno solare del Napoli. Andiamo a dare un’occhiata ad alcune cose che questa prima metà della stagione ci ha detto.

Iniziamo dall’inevitabile paragone con la stagione scorsa.

Le prime 18 giornate

Da notare: la 18ma venne giocata il 6 gennaio, anziché prima della pausa.

Il Napoli quest’anno è terzo con 35 punti a -7 dalla prima ed ha 10 vittorie, 5 pareggi e 3 sconfitte, con 40 gol fatti e 21 subiti. Il Napoli ha il miglior attacco, ma solo la quinta difesa in Serie A (alla pari con Lazio, Atalanta ed Inter, peraltro). Complessivamente ha la terza differenza reti in Serie A con +19 (la Juve è a +22 con una partita in meno, la Roma è a +21).

L’anno scorso il Napoli dopo 18 giornate era secondo insieme alla Fiorentina, con 38 punti, a -1 dalla prima (che era l’Inter, non la Juventus). Aveva 11 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte, con 33 gol fatti e 14 subiti. La differenza reti è la stessa, +19, ma era la seconda del campionato (la Fiorentina era a +20). L’attacco era molto peggiore (7 gol in meno), ma la difesa era molto migliore (anche per lei 7 gol in meno). E’ curioso, visto che in tanti ritenevano che dopo la partenza di Higuain il problema fosse l’attacco, ma come spesso succede i timori si sono rivelati infondati. L’anno scorso il Napoli aveva il 3° miglior attacco e la seconda miglior difesa (alla pari con la Juve e dietro all’Inter).

La differenza con l’anno scorso in sostanza, oltre al rendimento delle altre, è nell’avere una sconfitta in più ed una vittoria in meno. Per dire: se il Napoli avesse battuto Roma, Juventus o Atalanta, oggi sarebbe secondo con 38 punti come l’anno scorso. Ma come detto, anche se davanti è stato molto più produttivo, dietro è stato un colabrodo, con addirittura il 50% di gol subiti in più rispetto ad un anno fa, sebbene in difesa ed a centrocampo siano stati tutti confermati, con alcune aggiunte. Va detto che l’anno scorso il Napoli abbia steccato le prime 3 partite, con un altro modulo, prima di ingranare col 4-3-3. La striscia di vittorie fra dicembre e marzo arrivò sulle ali della difesa (dal passaggio al 4-3-3 fino alla diciottesima giornata, in 15 partite il Napoli subì solo 8 gol) e di varie clean sheets. Quest’anno è arrivata grazie all’attacco, ma in alcune partite la difesa ha vanificato lo sforzo.

Altri paragoni granulari sulle prime 18 giornate:

  • 2015/16: 3 partite senza segnare, tutte e 3 pareggiate. Media punti: 1.0.
  • 2016/17: solo 2 partite segna segnare, una pareggiata e l’altra persa per 1-0. Media punti: 0.5.
  • 2015/16: 3 partite con 1 solo gol, 2 vinte ed una persa per 2-1. Media punti: 2.0.
  • 2016/17: 4 partite con 1 solo gol, 2 pareggiate e 2 perse (1-3 e 1-2). Il Napoli non ha ancora vinto partite per 1-0 in questa stagione, a testimonianza della debolezza della sua difesa. Media punti: 0.5.
  • 2015/16: 9 partite con 2 gol, 6 vittorie, 2 pareggi ed una sconfitta (3-2). Media punti: 2.2.
  • 2016/17: 5 partite con 2 gol, 4 vittoria ed 1 pareggio. Media punti: 2.6.
  • 2015/16: 3 partite con 3 o più gol, tutte vinte. Media punti: 3.0.
  • 2016/17: 7 partite con 3 o più gol, 6 vittorie ed 1 pareggio (3-3). Media punti: 2.7. Sono decisamente aumentate le goleade.

Per capirci meglio: l’anno scorso in 6 partite il Napoli segnò 0 o 1 gol, facendo 9 punti. Quest’anno pure il Napoli ha avuto 6 partite con 0 o 1 gol, ma ha fatto solo 3 punti. La differenza, in sostanza, è tutta lì.

Quando la squadra riesce a fare almeno 2 gol (12 volte sia l’anno scorso che quest’anno), a parte situazioni completamente episodiche e molto rare, la vittoria la porta a casa (quest’anno anzi ha fatto più punti rispetto all’anno scorso in quella situazione). Il problema naturalmente è che molto si giochi sui punteggi bassi. Negli scontri diretti e contro le difese a 3 il Napoli fa una fatica enorme (e comprensibile) a segnare 2 o più gol. Lì dovrebbe essere la difesa ad intervenire, ma non ci riesce. Il risultato è che segnare 2 o più gol sia spesso condizione sufficiente alla vittoria, ma è anche una condizione necessaria, visto che con 1 o 0 non si vince e raramente si pareggia.

Ripetiamo il giochino con la difesa.

  • 2015/16: 9 partite con 0 gol subiti, 6 vittorie e 3 pareggi. Media punti: 2.3.
  • 2016/17: 6 partite con 0 gol subiti, 5 vittorie ed 1 pareggio. Media punti: 2.7.
  • 2015/16: 5 partite con 1 gol subito, 5 vittorie. Media punti: 3.0.
  • 2016/17: 6 partite con 1 gol subito, 3 vittorie, 2 pareggi, 1 sconfitta. Media punti: 1.8.
  • 2015/16: 3 partite con 2 gol subiti, 2 pareggi ed 1 sconfitta. Media punti: 0.7.
  • 2016/17: 3 partite con 2 gol subiti, 1 vittoria, 1 pareggio, 1 sconfitta. Media punti: 1.7.
  • 2015/16: 1 partita con 3 gol subiti, 1 sconfitta. Media punti: 0.0.
  • 2016/17: 3 partite con 3 gol subiti, 1 vittoria, 1 pareggio, 1 sconfitta. Media punti: 1.7.

Si vede che l’anno scorso il Napoli basasse tutto il suo successo sul fatto di non subire reti o di subirne al massimo una (14 volte su 18). I suoi punti li faceva lì. Quest’anno invece l’attacco ha salvato la squadra varie volte anche quando la difesa ha concesso 2 o più gol, portando 8 punti in situazioni che l’anno scorso ne avevano prodotti solo 2.

Possiamo girare i numeri come vogliamo: il problema, ad oggi, è in difesa e non in attacco. L’attacco, come mostrato ampiamente, fatica contro la difesa a 3 in maniera quasi esagerata, ma in generale funziona davvero benissimo. A tal proposito, aggiornamento sulle cifre di quest’anno:

  • Contro le difese a 3: 5 gol in 6 partite (0.8 gol a partita).
  • Contro le difese a 4: 35 gol in 12 partite (2.9 gol a partita).

La mancanza di Higuain non ha cambiato il trend presente già l’anno scorso e contro le difese a 4 avere Mertens non è assolutamente limitante. Contro le difese a 3 però (speculazione mia), aver voluto Leonardo Pavoletti, che è il giocatore con più duelli aerei vinti nel campionato scorso, potrebbe indicare una volontà maggiore di aggirare la difesa per mettere dei cross in area e risolverla col gioco aereo. Ovviamente anche con Milik questa strategia funzionerebbe. Con Mertens no, ma non funzionava neanche con Higuain, autore di 2 soli gol di testa su azione in campionato nella scorsa stagione (più uno su corner). Per capirci: Milik ne ha fatti 3 in un mese fra Champions e campionato e Pavoletti l’anno scorso ne ha fatti 4 (ma su 14).

Il Centravanti

Insomma, la ragione per la quale il Napoli davanti gioca come l’anno scorso (o meglio) è che i difetti che c’erano (nel gioco aereo) ci sono ancora, ma ci sono anche tutti i pregi. Troppi meriti venivano dati al solo Higuain. In fondo, anche se è circa 10-12 cm più alto di Mertens, non offriva niente nel gioco aereo in fase di finalizzazione. Non deve sorprendere che il Napoli, davanti, non abbia risentito della perdita di Higuain.

Non voglio sminuire la sua ovvia abilità, ma credo che sia evidente che il Napoli abbia saputo fare a meno della sua presenza, in fase realizzativa. Sempre nelle prime 18 giornate:

  • Higuain (2015/16): 16 gol.
  • Mertens (solo i gol da punta), più Gabbiadini, più Milik: 9+2+4 = 15 gol.

Mertens ha aggiunto 2 gol da esterno sinistro, che non sono inclusi in questo conteggio. E’ chiaro che Higuain abbia dato molto anche in fase di manovra, ma il fatto è che i gol degli altri giocatori sono aumentati a dismisura, quindi neanche lì il Napoli ne ha risentito. Se allarghiamo il discorso alle coppe, Higuain a questo punto aveva 18 gol, mentre il tris di centravanti napoletani è a quota 21 (altri 2 gol sono stati sottratti a Mertens). E’ interessante anche fare il paragone sui gol/minuto:

  • Higuain (2015/16, tutte le partite): 1 gol ogni 87′.
  • Higuain (2015/16, solo Serie A): 1 gol ogni 83′.
  • Milik (tutte le partite): 1 gol ogni 85′.
  • Milik (Serie A): 1 gol ogni 105′.
  • Mertens (tutte le partite giocate da punta): 1 gol ogni 87′.
  • Mertens (tutte le partite giocate da punta in Serie A): 1 gol ogni 83′.

Il dato di Mertens fa sorridere. Le medie generali sono tirate giù da Gabbiadini, inoltre Milik in Serie A è stato lievemente peggiore (ma è stato estremamente migliore in Champions League: infatti se si considerano tutte le competizioni, è quello fra i 3 con la media migliore). In generale però è evidente che chi gioca centravanti nel Napoli tenda a segnare circa un gol a partita, in pratica. Per fare un paragone: Mauro Icardi in questa stagione ha segnato 1 gol ogni 120′ finora (1 ogni 116′ in Serie A).

Adesso che metà stagione è andata via, possiamo dire che il Napoli abbia saputo compensare benissimo la perdita del centravanti argentino. Il rendimento di Mertens, in fase di finalizzazione e come media-gol, è perfettamente identico a quello di Higuain dell’anno scorso anche se ovviamente la distribuzione è molto diversa (Mertens segna a grappoli, mentre Higuain segnava quasi in ogni partita). Mertens ha fatto 2 assist in Champions League ed 1 in campionato (da punta, quindi togliendo quelli da esterno, ossia altri 4), che sono pari ai 3 effettuati da Higuain in tutta la stagione scorsa (2 in A ed 1 in Europa League). Serve per sottolineare una volta di più che Mertens giochi da terminale offensivo, da centravanti autentico e non da falso nueve, come viene erroneamente etichettato per la semplice stazza ridotta. L’unica giocata da falso nueve l’ha fatta a Lisbona, in Champions League, quando si è abbassato per giocare di prima un filtrante per Callejon nello spazio. Per il resto? Gioca tatticamente esattamente come faceva Higuain e la media-gol è identica.

Ciò che è importante a prescindere da Mertens comunque è altro: i 40 gol contro i 33 dell’anno scorso, in particolare. E’ secondario il nome che finisce nel tabellino, se la squadra continua ad essere produttiva.

Difesa e mentalità

Quindi il problema è dietro. Inutile stare lì a rimpiangere Higuain quando abbiamo tanti guai altrove. Sarri parla di problemi di mentalità e probabilmente ha ragione: dovrà lavorarci, dovrà lavorare sull’attenzione, sui cali di tensione. I gol presi contro Lazio e Fiorentina pochi secondi dopo essere passati in vantaggio sono una bella indicazione di cosa ci sia da fare. Una cosa che salta all’occhio è il numero inusitato di rimonte che il Napoli subisce e quello che succede a rimonta avvenuta. Facciamo un paragone fra alcune squadre:

  • Napoli: è andato in vantaggio in 13 partite, è stato rimontato 6 volte in 5 partite diverse (con la Fiorentina 2 volte nella stessa partita). In quelle 5 partite ha raccolto 2 vittorie e 3 pareggi, buttando via dunque 6 punti potenziali in più da una posizione di vantaggio.
  • Juventus: è andata in vantaggio in 15 partite, è stata rimontata 4 volte. In quelle 4 partite ha raccolto 3 vittorie ed 1 sconfitta.
  • Roma: è andata in vantaggio in 14 partite, è stata rimontata 4 volte. In quelle 4 partite ha raccolto 2 vittorie, 1 pareggio ed 1 sconfitta.

Come si vede, non c’è grande differenza: il Napoli è stato in vantaggio solo in 2 partite in meno della Juventus. Ma la Juventus si è fatta rimontare due volte di meno ed anche quando è stata rimontata, con l’eccezione della partita con l’Inter, poi ha vinto. E’ una squadra che, in genere, non si fa sfuggire le partite che “può vincere” (meritandolo o meno). La Roma, come il Napoli, non è eccezionale nel vincere le partite in cui viene rimontata, ma ha subito solo 4 rimonte contro 6 degli azzurri, in stagione. Il Napoli è anche l’unica delle 3 ad essere stata rimontata due volte nella stessa partita (Fiorentina) e ad aver subito una rimonta quando aveva 2 gol di vantaggio (Milan).

E se invece parliamo di rimonte fatte?

  • Napoli: 3, risultate in 2 pareggi ed 1 sconfitta (con la Juventus).
  • Juventus: 2, risultate in 2 vittorie.
  • Roma: 3, risultate in 3 vittorie.

Vediamo una questione simile: se Juventus e Roma vanno sotto e vengono a riprenderti, poi portano a casa la partita. Il Napoli invece, con Pescara, Juventus e Fiorentina al massimo si è fermato sul pareggio, o ha subito il gol della sconfitta.

Da questi dati si evince che non sia tanto la forza “in sé”, della squadra a mancare. Riesce ad andare in vantaggio in un numero di partite simile a Juventus e Roma e riesce nello stesso numero di rimonte delle altre due. Il problema principale è che il Napoli si faccia rimontare con più facilità delle altre due e non riesca poi a sopravanzare l’avversario.

Sarri parla di mentalità, di attenzione, di tensione, ed ha ragione. Soprattutto ha ragione perché è un problema che nasce da dietro. E’ più difficile rimontare se invece di 1 gol se ne prendono 2. E’ più difficile sopravanzare l’avversario se si continua a subire gol con facilità. Infine è più difficile tenere un vantaggio se non si è ermetici dietro. Anche da questi dati vediamo che l’attacco faccia il suo.

Ma possiamo derubricare tutto ad una questione di mera esperienza e gioventù della squadra? Come sempre: no. Il Napoli ha un’età media di 26.5 anni (uguale alla media della Serie A, con la Roma a quota 26.8, per dire) e dietro hanno sbagliato giocatori di tutte le età, inclusi Pepe Reina o Raul Albiol, gente che ha vinto Mondiale, Europeo, Champions League e quello che volete. Non potrò mai essere convinto del fatto che l’inesperienza di Zielinski o Milik (giocatori che hanno peraltro un’esperienza internazionale notevole con la propria nazionale) abbia “infettato” Reina ed Albiol (per dire solo loro 2) portandoli a giocare come degli inesperti. C’è un problema evidente che possiamo capire meglio andando a studiare come conceda i gol il Napoli.

I gol subiti

Ci sono vari tipi di gol subiti da parte della squadra, ma ovviamente nessuno chiude la stagione con la porta inviolata, quindi bisogna cercare i difetti che più spesso si ripetono.

  • Errori Tecnici.
  • Difetti tattici di squadra.
  • Cali di tensione.
  • Palloni persi.

Può capitare il gol subito a causa di una mancata copertura da parte di un singolo, o a causa di una grande giocata dell’avversario, o anche in contropiede o su calcio piazzato ed anche al Napoli è accaduto. Ma queste 4 macro-aree includono la grande maggioranza dei gol, in molti casi evitabili.

Gli errori tecnici li abbiamo visti all’opera varie volte. Per fare solo 3 esempi al volo: Reina sul tiro di Verdi contro il Bologna, Ghoulam che sbuccia il rinvio contro la Juventus, Callejon che spinge immotivatamente un avversario vicino alla linea di fondo col Torino, regalando un rigore. Questi purtroppo fanno parte delle qualità individuali. Reina ha alternato belle partite (poche) ad errori (tanti) quest’anno, Callejon non è un difensore e Ghoulam è un ottimo terzino quando è nella metà campo offensiva. Ci sono anche stati errori tecnici non puniti, penso (per dirne uno solo) al colpo di testa all’indietro di Hysaj contro la Dynamo Kiev, con l’attaccante che è stato così sorpreso da non sapere cosa fare del pallone. La tecnica comunque fa parte del bagaglio di un giocatore. Può essere migliorata, ma siamo lì.

I difetti tattici di squadra hanno portato a subire alcuni gol in un certo senso per “scelta”. Sarri vuole sempre che la squadra giochi stretta e corta e questo porta tanti benefici, ma anche alcune mancanze. Il Napoli è molto vulnerabile ai cambi di gioco ed ai lanci trasversali lunghi nell’half-space (lo stesso half-space che il Napoli domina offensivamente contro le difese a 4). I gol di Defrel e Zarate, a specchio, sono arrivati proprio così: lancio lungo da un lato fino all’half-space opposto, con tiro al volo in rete. Il Napoli non potrà mai difendere giocate simili, che comunque sono di difficilissima realizzazione tecnica da parte dell’avversario. E’ frutto di una scelta di Sarri. Ogni tanto subirà gol, ma in generale i benefici che trae dalla sua compattezza sono molto superiori ai difetti in caso di cambio di gioco o di lancio come quello descritto. Il terzino opposto, specie se il Napoli ha appena perso palla, non ha materialmente il tempo di chiudere fino all’half-space e la squadra avversaria può approfittarne. Ne hanno approfittato più in Champions League (Benfica e Besiktas) di quanto abbiano fatto in campionato. Ma ripeto: è una scelta di Sarri e credo che tutto sommato possa starci.

I cali di tensione fanno tornare alla mentalità della squadra. Il Napoli mentalmente deve sempre cercare le posizioni per gestire il pressing o per far girare il pallone. E’ una squadra che ha un gioco logorante fisicamente (è la squadra con più km percorsi in Serie A) e mentalmente (in ogni istante c’è una posizione corretta da tenere in campo). Troppo spesso ha dei cali di tensione, magari dopo un gol realizzato. Contro Fiorentina e Lazio ha subito il pari subito dopo essere andato in vantaggio. Ma anche col Milan ha subito 2 gol in 4′, con l’Udinese ha preso gol 2′ dopo aver raddoppiato e col Torino in una partita chiusa è riuscito a prenderne 3. Questo è inaccettabile. Solo Sarri può lavorarci. Al momento è la sua sfida più grande, ma non basta reclamare giocatori di esperienza, come fanno alcuni tifosi, proprio perché si addormentano e sbagliano anche i presunti leader esperti della rosa. E’ un problema diffuso in tutta la squadra, esattamente come sono diffusi vari pregi e pertanto la chiave risiede nella gestione dell’allenatore.

I palloni persi in possesso invece sono ciò che più mi fa ammattire. Il Napoli per costituzione sceglie di non buttare mai via il pallone, di non spazzare e di non fare lanci lunghi. Questo può portare ad azioni eccezionali come questa, ma porta anche a tante palle perse sul pressing avversario, con passaggi errati o contrasti persi (anche nell’azione linkata il Napoli rischia almeno un paio di volte). Perdere un pallone sulla propria trequarti può essere una sentenza di morte: i giocatori sono fuori posizione per difendere, l’avversario non deve affrontare la difesa schierata, ha pochi difensori fra sé e la porta ed ha pochi metri da coprire prima di arrivare alla conclusione. Il Napoli subisce decisamente troppi gol per questo integralismo che impone di giocare la palla anche in situazione di rischio. Nessun top team rischia fino a questo punto e probabilmente Sarri dovrebbe cambiare ed ammorbidirsi.

Il Napoli ha perso un numero impressionante di palloni in questa maniera. Ne ricordiamo solo alcuni: i retropassaggi errati di Jorginho in Champions League, il pallone perso da Albiol contro il Benfica, il pallone perso da Koulibaly con la Roma. A volte è difficile accorgersene, ma per esempio il gol di Zarate è stato “merito” sia dell’assetto tattico (discusso prima), sia di un pallone perso: Hamsik si stava alzando e non potendola buttare via sotto pressing, ha cercato un passaggio impossibile, regalando la palla agli avversari, che l’hanno girata a Bernardeschi, con lancio per Zarate e gol; Ghoulam si stava allargando quando Hamsik era in possesso, quindi non ha avuto materialmente il tempo per stringere sul lancio successivo. Questo è il tipo di gol più facilmente evitabile, se Sarri fosse flessibile. Sugli altri invece si può e si deve lavorare, ma in parte appartengono costituzionalmente al Napoli ed in parte richiederanno tanto tempo.

Si è parlato della mancanza di Albiol, ma il Napoli ha continuato a prendere gol anche con lui. A Napoli si cerca spesso l’alibi della mancanza di un solo uomo. Ci si aspettava un peggioramento a causa della perdita di Higuain, ma davanti il Napoli è migliorato (eppure alcuni continuano a fare acrobazie pur di dire che il Napoli ne stia pagando la perdita in maniera cospicua). Si attribuiva all’assenza di Albiol il numero di gol subiti, ma la squadra continua a prenderli. In realtà ci sono vari motivi e si salta troppo spesso a conclusioni semplici. Il discorso di Maksimovic è emblematico: Sarri lo ha voluto disperatamente, tanto da far spendere al Napoli una cifra fuori mercato. Maksimovic ha giocato sul centro-sinistra a Firenze, steccando ed è già stato bollato negativamente (come accaduto in passato a tutti i nuovi acquisti che non sono partiti subito a mille – inclusi Mertens, Koulibaly o Hysaj), senza capire che sia a Torino (a 3), sia nelle partite precedenti col Napoli (a 4) giocasse sempre sul centro-destra. Non è facile adattarsi e trovare gli equilibri fuori zona. Inoltre se Sarri era così pazzo di lui, un motivo ci sarà. Bisogna dargli tempo e soprattutto accettare che sbagli, finché si adatta a giocare sul centro-sinistra (oltre al centro-destra, dove ha fatto bene anche da noi).

Ma è sempre la mentalità

Abbiamo visto sopra la questione di rimonte fatte e subite o dei gol presi subito dopo aver segnato, ma c’è un’altra indicazione del fatto che al Napoli sia mancata un po’ di determinazione o tenacia: il gol su rigore di Gabbiadini a Firenze è il primo “decisivo” ai fini di un risultato, segnato dal Napoli di Sarri negli ultimi 5′.

In tutta la stagione scorsa, solo una volta il Napoli è riuscito a cambiare un esito a proprio favore negli ultimi 10′: Napoli-Genoa 3-1, con gol di Higuain all’81° (poi El Kaddouri arrotondò successivamente). Tutti gli altri gol fatti negli ultimi 10′ sono stati per allargare o ridurre una forbice già esistente e non per cambiare l’esito della partita. In compenso l’anno scorso il Napoli ha perso 3 partite fondamentali, fuori casa, in quei famosi ultimi 10′: col Villarreal ha subito il gol di Suarez all’82°, a Torino quello di Zaza all’88° ed a Roma quello di Nainggolan all’89°. Erano probabilmente le 3 trasferte più dure della stagione ed il Napoli le ha perse tutte e tre per 1-0 negli ultimi minuti.

Quest’anno il Napoli di nuovo ha dimostrato di essere raggiungibile o di poter perdere le partite verso il termine. Ha subito il gol di Defrel all’82°, in casa quello di Aboubakar (in fuorigioco) all’86°, ma è riuscito anche a segnare gol decisivi al Besiktas all’82° (con Hamsik) ed a Firenze al 90° (con Gabbiadini, dopo un gol di Zarate a sua volta nel finale). La speranza è che questo indichi un’inversione di rotta, anche perché il quadro mentale che stavamo dipingendo non era esattamente lusinghiero: una squadra che si fa rimontare spesso, che rimonta poco (e comunque non vince quando lo fa), che non riesce mai a decidere le partite a proprio favore nel finale ma che riesce a far sfumare risultati importanti. Forse il Napoli sta crescendo, forse il lavoro di Sarri sta producendo i suoi frutti finalmente, o forse i gol di Hamsik e Gabbiadini sono casuali e la squadra è ancora debole di testa. A prescindere da quale sia il caso, è ovvio e palese che sia lì che il tecnico toscano debba concentrare i propri sforzi. Solo lui può fare questo lavoro.

 

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2 Pensieri su &Idquo;Dati e curiosità sulla prima metà del Napoli

  1. Ciao, ottima analisi.
    Io devo dire che non mi dispero più di tanto per i gol presi perdendo palla in uscita dal pressing avversario (anzi, in mancata uscita), perché quelli veramente li trovo costitutivi. Le altre squadre spazzano, noi mai. Anche perché per noi sono sempre palle perse, gli altri magari fisicamente se le riconquistano vincendo qualche duello aereo, noi no. E se amiamo il gioco del Napoli dobbiamo accettarne anche i punti deboli. L’anno scorso d’altra parte non avevamo mai fatto errori gravi in tal senso (retropassaggi sbagliati, palle perse sanguinosissime non ne ricordo, al punto che si imputava a mertens il gol di zaza per un pallone perso al limite dell’area avversaria!), e unitamente ai gol per errore tecnico (“puttanate” come quelle di Ghoulam a Torino io dai giocatori della juve non ne vedo mai) sono le tristi novità di quest’anno, che in effetti fanno la differenza nel computo totale dei gol subiti e quindi anche dei punti totali…

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    • Scusami, non so come sia successo, ma leggo solo ora.
      L’anno scorso abbiamo fatto diversi errori in palleggio e/o in uscita. Ricordo ad esempio i gol presi con Chievo e Genoa in casa, o con l’Inter in coppa Italia (il primo). Ne facevamo meno di ora ma eravamo anche meno ossessivi nel palleggio in uscita, mentre ora lo facciamo sempre e comunque. Questo porta a più gol fatti in attacco, ma anche a più gol subiti.

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