La variazione tattica di Sarri

Dopo la vittoria per 1-7 sul Bologna, alcuni hanno chiesto a Sarri se sia intenzionato ad effettuare variazioni tattiche al Napoli. A parte la tempistica geniale (il Napoli viene da 10 vittorie e 2 pareggi in Serie A), per fare una domanda del genere bisogna essere decisamente poco attenti, perché negli ultimi 2 mesi Sarri ha effettuato tanti cambi da questo punto di vista.

L’anno scorso si era contraddistinto per immobilismo tattico, è vero. Quest’anno però Sarri ha tenuto il 4-3-3 come modulo di riferimento per iniziare le partite, ma ha offerto diverse varianti che sono state quasi tutte ignorate da esperti ed opinionisti. Ha allargato e stretto Insigne e Callejon, per esempio. Da Fiorentina-Napoli in poi ha usato varie volte il 4-2-3-1 a partita in corso, togliendo un mediano ed inserendo Gabbiadini o Pavoletti accanto a Mertens al centro. Ma soprattutto ha alterato un meccanismo interno alla squadra, che la rendeva molto vulnerabile a sistemi di gioco votati all’uno contro uno a tutto campo, come quelli usati da Atalanta e Genoa (per dire due squadre).

Fino a metà ottobre, il Napoli per far partire l’azione ha sempre usato la cosiddetta salida lavolpiana: i due difensori centrali si aprono, Jorginho da bravo regista basso scende in mezzo a loro e fa partire l’azione. I terzini vanno ai lati delle mezzali ed il Napoli parte con un 3-4-3 che poi si va a modellare a seconda delle situazioni di gioco.

Il pregio è coinvolgere un giocatore come Jorginho, abilissimo nella gestione dei fraseggi. Jorginho toccava mille palloni, veniva sempre incontro all’uomo con la palla per fornire un’opzione ed aiutava tantissimo nel possesso. Il difetto è che togliendo Jorginho dal gioco (con una marcatura a uomo), il Napoli fatica moltissimo. A quel punto o sono i due centrali a far partire il gioco, o bisogna aprire con un lancio su uno dei terzini. A loro volta i giocatori non possono servire le mezzali, perché anche loro saranno marcate a uomo, quindi manca la qualità. La testardaggine del Napoli nel ripartire ugualmente con brevi passaggi poteva portare (ed ha portato) a pericolosissimi palloni persi in fase difensiva, da tramutare in gol. In poche parole, se il Napoli era pressato nei suoi 3 di centrocampo, non riusciva a costruire e magari sbagliava passaggi pericolosissimi (quest’anno il Napoli ha preso gol in maniera “stupida” con Besiktas, Benfica e Milan proprio su palle gestite male da Jorginho, preso a uomo).

Non c’era un altro modo di costruire, specie rifiutando il lancio lungo. Jorginho è un giocatore che deve toccare tanti palloni, o la sua presenza è sostanzialmente inutile visto che non è forte né in interdizione né in inserimento.

Poi però è arrivato Diawara. Amadou non è forte come Jorginho nella gestione dei passaggi brevi, ma ha un’ottima tecnica e comunque può contribuire alla costruzione. Soprattutto però Diawara non ha bisogno di toccare tanti palloni per rendersi utile, visto che è fortissimo anche nel recupero palla. Il Napoli ha rinunciato almeno in parte alla salida lavolpiana, preferendo usare (in alcune circostanze) l’appoggio sulle punte, saltando una linea di gioco ed usando gli inserimenti del cosiddetto terzo uomo. Ok, di cosa parliamo? Vediamo alcune azioni col Bologna, per illustrarlo meglio. Il Bologna nelle intenzioni voleva sfruttare l’uno contro uno a tutto campo.

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Qui Maksimovic ha il pallone. Diawara si abbassa, ma è marcato a uomo (anche se ha due metri di vantaggio). In passato, o se ci fosse stato Jorginho, probabilmente il pallone sarebbe andato a lui ed il Napoli avrebbe cercato l’uscita attraverso complicati passaggi brevi, col rischio di perdere un pallone in zone critica. Zielinski a sua volta è marcato a uomo, mentre Hysaj è libero, ma c’è un uomo (Krejci) che marca la linea di passaggio. Cosa può fare Maksimovic?

Come vedete, i mediani di quel lato (Zielinski e Diawara) si sono schiacciati per aiutare nel possesso, portando con sé gli uomini che li “marcano”. Ma questo vuol dire che dietro questa prima linea di pressing ci sono circa 20-30 metri di terreno completamente vuoto. Allora la punta si abbassa sulla verticale e Maksimovic (che ha il piede per farlo, così come Albiol e Chiriches) con un rasoterra preciso fa risalire il campo servendo Callejon, che fa da sponda spalle alla porta. Nel frattempo arriva Hysaj. Ricordate che Hysaj non poteva essere servito perché occupavano la linea di passaggio? Beh, certo, ma questo vuol dire che abbia diversi metri di vantaggio sul suo marcatore (che nel frattempo gli è rimasto dietro). Callejon scarica sul terzo uomo ed improvvisamente il Napoli si trova in transizione offensiva, in superiorità numerica ed ha risalito il campo di diverse decine di metri.

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Ecco qui la ricezione di Callejon, con Hysaj ora liberissimo. Subito dopo nella stessa azione si ripete il meccanismo, con Hysaj che si appoggia a Mertens non avendo altre opzioni (con Mertens che apre su Callejon). Il video lo potete vedere qui.

Seconda situazione, sempre con Maksimovic.

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Il Bologna marca a uomo (non così da vicino, ma si vede ugualmente la marcatura a uomo). Il Napoli è già in 10 qui, quindi Zielinski stava facendo il doppio lavoro di mezzala (in fase passiva) ed ala alla Callejon (in fase attiva). Maksimovic non guarda neanche Diawara, che si è abbassato ma è marcato. Diawara stesso gli indica direttamente Zielinski, che ha spazio dietro la linea del pressing. Maksimovic fa un passaggio rasoterra di oltre 30 metri ed il polacco avvia l’azione del quarto gol del Napoli. Il video lo trovate qui.

Ultima situazione da esempio, quella che dà il via al primo gol.

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Insigne la gioca dietro su Albiol. Le marcature sono strettissime (la partita è appena iniziata). Torosidis segue Insigne fino alla linea dei difensori. Diawara, Zielinski e Hamsik sono presi a uomo. Ma dietro la linea del pressing ci sono 20 metri vuoti. Mertens si sta abbassando ed Albiol la gioca rasoterra direttamente su di lui, superando il centrocampo. Altre squadre usano la palla lunga per saltare il centrocampo, mentre il Napoli ha imparato ad usare il rasoterra in questi spazi vuoti. Mertens riceve e può servire l’inserimento di Callejon sulla destra. Nel frattempo Hamsik, che in questa immagine ha il difensore fra sé e la palla, prima si allarga nello spazio di Insigne e poi corre verso la porta (ed il difensore gli resta dietro, naturalmente, perdendolo). Il video lo vedete qui.

Il concetto è che prima il Napoli usciva sempre con passaggi corti dalla difesa (e lo fa spesso ancora adesso, sia chiaro), ma diventava piuttosto prevedibile. Era sufficiente marcare a uomo e/o mettersi sulle linee di passaggio. Adesso però i difensori (che hanno i piedi per farlo e si capisce anche perché Sarri abbia voluto così fortemente Maksimovic) sanno che possono saltare la linea di pressing appoggiandosi direttamente sulle punte per sfruttare lo spazio che si crea. Le marcature a uomo e sulle linee di passaggio vengono punite dagli inserimenti alle spalle dell’uomo che marca la suddetta linea.

Le punte poi a quel punto possono appoggiarsi o sui terzini, che arrivano velocemente, o sulle mezzali, che hanno il piede per creare, visto che si tratta di Zielinski e Hamsik.

La presenza di Diawara è centrale in tutto ciò, perché permette di giocare con Zielinski e non con Allan. Se gioca Jorginho, la presenza di Allan è quasi obbligatoria per dare un po’ di interdizione alla mediana. Se gioca Diawara, è più semplice inserire Zielinski ed il Napoli diventa devastante in fase offensiva, sia costruendo col fraseggio, sia sfruttando le sponde offensive. I difensori centrali hanno il piede per trovare le punte a 30 metri di distanza, visto lo spazio che il pressing concede. E’ chiaro anche perché Sarri sia innamorato dei difensori in grado di giocare palloni precisi, come Albiol, lo stesso Maksimovic, Chiriches e… Reina. Sì, perché Reina non sta giocando una buona stagione fra i pali, ma la sua abilità coi piedi fornisce un ulteriore gestore di palla in fase di ripartenza e diventa fondamentale, al punto che Sarri preferisce sfruttare questa sua bravura ed accettare che magari pari meno di altri. I nomi che sembrano interessare al Napoli (Casteels e Chichizola) sono di altri portieri molto bravi coi piedi, quindi non è un caso.

Questo spiega molto bene anche l’acquisto di Pavoletti. Il Pavo è bravo a difendere palla. Magari meno bravo nel riaprirla, ma è in grado di far salire la squadra molto bene. Se il Napoli ha intenzione di appoggiarsi sulla punta in verticale in certe fasi della partita per sfruttare gli inserimenti di esterni (per i cross) e mezzali nello spazio, lui può essere molto utile, soprattutto quando il gioco si fa più fisico. E’ chiaro che Mertens sia più rapido, sgusciante e tecnico (e nelle fasi di gioco mostrate sopra, è al top), ma appunto si tratta di variazioni utilizzabili a seconda della circostanza.

Ad inizio dicembre io scrissi questo:

La butto lì: il Napoli, in campionato, nei prossimi 2 mesi avrà una striscia positiva. A febbraio vedremo un po’.

Non era roba da Nostradamus, ma era basata sul fatto che stessero per arrivare tantissime difese a 4 da affrontare ed il Napoli sa come trattarle. Adesso però col Genoa ricomincia il ciclo di difese a 3, quelle che nel girone di andata hanno fornito problemi (con Genoa ed Atalanta, anche prima dell’infortunio di Milik). Il Napoli punta ad affrontarle con 2 nuove armi:

  1. Lo scarico in verticale, per saltare il pressing uno contro uno a centrocampo e la chiusura delle linee di passaggio.
  2. La presenza in rosa di Leonardo Pavoletti, che l’anno scorso è stato di gran lunga il più forte giocatore di testa della Serie A, vincendo un numero elevatissimo di duelli aerei (e staccando nettamente tutti gli altri).

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Il Napoli contro le difese a 3 ha faticato in questi anni. Le difese a 3 tendono ad essere aggirabili (dai numeri si può vedere che il Napoli di Benitez ci riuscisse, ad esempio), ma poi a quel punto serve uno forte di testa per convertire in rete i cross. Mertens è fenomenale, ma non è forte di testa. Neanche Higuain lo era (solo 2 gol di testa su azione in campionato, l’anno scorso), mentre Pavoletti ha quello come punto di forza. Non so se giocherà titolare in queste partite. Potrebbe non servire, visto che il Napoli è in buona forma e giocherà in casa contro molte di queste squadre, ma averlo in panchina pronto a subentrare per mettere il suo fisico a fare sponde e vincere duelli aerei è estremamente importante, anche di più alla luce delle novità tattiche mostrate da Sarri. Potrebbe servire sia come punta centrale del 4-3-3, sia nel 4-2-3-1 con Mertens che arriva da dietro. In entrambi i casi Pavoletti potrebbe difendere palla e portare un centrale fuori posizione, aprendo spazi a Mertens, Zielinski e Hamsik, oppure potrebbe allargare sugli inserimenti di ali e terzini (che si troverebbero in parità o superiorità numerica), per andare a prendere spazio a centro area e sfruttare la sua abilità aerea.

Basterà per superare le ataviche difficoltà contro le difese a 3? Il rendimento complessivo stagionale dipenderà tantissimo dalle prossime 6 settimane. Fra Champions League, impegni ravvicinati e difese a 3, il Napoli dovrà decidere che tipo di stagione sarà questa. Sarri ha predisposto qualche alternativa, sia in termini di uomini sia a livello tattico. Vedremo se sarà abbastanza o se il Napoli faticherà come nel girone d’andata in questo periodo, ridimensionandosi in classifica.

 

 

 

 

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2 Pensieri su &Idquo;La variazione tattica di Sarri

  1. Ben scritto, concordo su tutto. Anche Koulibaly ha un ottimo piede in impostazione, specie rasoterra. Suoi filtranti tra le linee a scavalcare la prima linea del pressing me li ricordo già dall’anno scorso (quando oltre a hamsik e insigne anche higuain risaliva per poi distribuire sulla trequarti)…

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